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Piano Nazionale di Ripristino, l’INU: «Superare le criticità di applicazione»

L’Istituto Nazionale di Urbanistica, nell’ambito della consultazione sulla bozza del Piano Nazionale di Ripristino, chiede un maggiore coinvolgimento della pianificazione locale, criteri qualitativi per le compensazioni ecologiche e un rafforzamento del supporto tecnico ai Comuni

giovedì 9 luglio 2026 - Redazione Build News

shutterstock_2426858133 Fonte: shutterstock

Il Piano Nazionale di Ripristino (PNR), strumento di attuazione del Regolamento (UE) 2024/1991 sul Ripristino della Natura, rappresenta un'importante opportunità per promuovere un nuovo modello di pianificazione del territorio fondato sulla rigenerazione urbana, sull'azzeramento del consumo di suolo, sul recupero degli ecosistemi, sulla de-impermeabilizzazione delle superfici artificializzate, sull'incremento della copertura arborea e sulla diffusione delle Nature-Based Solutions.

È questa la valutazione espressa dall'Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) nell'ambito della consultazione pubblica avviata da ISPRA sulla bozza del Piano Nazionale di Ripristino. Pur condividendone gli obiettivi strategici, l'Istituto evidenzia tuttavia alcune criticità che, se non affrontate, rischiano di comprometterne l'efficacia applicativa.

Tutela del verde urbano: serve il ruolo della pianificazione comunale

Secondo l'INU, l'obiettivo di evitare la riduzione degli spazi verdi urbani (Urban Green Spaces - UGS) e della copertura arborea urbana (Urban Tree Canopy - UTC) rispetto ai livelli del 2024 è pienamente condivisibile. Le perplessità riguardano invece le modalità individuate dalla bozza del PNR per raggiungere tale obiettivo.

L'Istituto osserva che il Piano attribuisce efficacia immediata a un vincolo di non trasformabilità delle aree classificate come spazi verdi urbani, individuate attraverso elaborazioni satellitari. Un'impostazione che, secondo l'INU, presenta margini di imprecisione troppo elevati alla scala locale e rischia di produrre effetti prescrittivi su aree non adeguatamente identificate.

Per l'INU, la tutela del verde richiede invece un'esatta individuazione catastale e urbanistica dei suoli interessati, in grado di riconoscerne le caratteristiche ambientali, paesaggistiche ed ecosistemiche. Per questo motivo il dataset nazionale dovrebbe avere una funzione ricognitiva e di indirizzo, mentre la definizione definitiva delle aree da sottoporre a tutela dovrebbe essere demandata ai Comuni attraverso specifiche varianti urbanistiche.

Gradualità nell'attuazione e tutela dei diritti acquisiti

L'Istituto sottolinea inoltre la necessità di prevedere una disciplina transitoria che consenta un'applicazione graduale delle nuove disposizioni, salvaguardando i diritti acquisiti, le convenzioni già sottoscritte e i procedimenti urbanistici in corso o già conclusi.

Secondo l'INU, l'attuale formulazione della proposta attribuisce invece un'efficacia prescrittiva immediata alle nuove misure, con possibili effetti retroattivi sulle previsioni urbanistiche vigenti.

Compensazioni ecologiche, servono criteri qualitativi

Un secondo elemento di criticità individuato dall'INU riguarda il sistema delle compensazioni ecologiche. La bozza del Piano, osserva l'Istituto, oscilla tra il principio dell'equivalenza ecologica e criteri prevalentemente quantitativi, senza definire un metodo condiviso per valutare il reale valore ecosistemico dei suoli.

Per questo motivo viene proposta l'elaborazione di una metodologia nazionale di valutazione qualitativa, che consenta ai Comuni di individuare le aree effettivamente meritevoli di tutela e quelle invece suscettibili di interventi di ripristino ambientale.

Le compensazioni, secondo l'INU, dovrebbero essere inserite all'interno di un progetto ambientale di sistema, contribuendo allo sviluppo di reti ecologiche e infrastrutture verdi e blu. In quest'ottica, Regioni, Città metropolitane e Province dovrebbero poter individuare ambiti ecologici funzionali di area vasta nei quali concentrare gli interventi prioritari.

Rafforzare monitoraggio e supporto ai Comuni

L'INU richiama infine la necessità di garantire una piena coerenza tra il Piano Nazionale di Ripristino e gli strumenti di governo del territorio, evitando il ricorso a strumenti settoriali non coordinati con la pianificazione urbanistica.

Tra le proposte avanzate figura anche l'istituzione di un sistema nazionale di monitoraggio affidato a ISPRA, accompagnato da meccanismi di verifica e responsabilizzazione degli enti competenti. Parallelamente, l'Istituto ritiene indispensabile mettere a disposizione dei Comuni strumenti di supporto tecnico, assistenza operativa e programmi di formazione per rafforzarne la capacità di attuazione delle misure previste dal Piano.

L'analisi dell'INU è stata elaborata da un gruppo di lavoro coordinato da Andrea Arcidiacono e composto da Francesca Calace, Carolina Giaimo, Marichela Sepe, Romina D'Ascanio, Angioletta Voghera, Carmen Giannino, Valeria Lingua, Stefano Salata e Silvia Ronchi.

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