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Piano Casa, l’INU boccia il decreto: “Non risponde alle aspettative del settore”

In audizione alla Camera, l’Istituto Nazionale di Urbanistica critica il DL 66/2026: risorse insufficienti, eccesso di semplificazioni e rischio di riduzione del patrimonio pubblico

venerdì 22 maggio 2026 - Redazione Build News

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L’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) esprime forti perplessità sul nuovo Piano Casa introdotto dal Decreto-legge 66/2026, entrato in vigore lo scorso 8 maggio. Nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, i rappresentanti dell’Istituto hanno evidenziato criticità strutturali e limiti operativi del provvedimento.

A partecipare all’audizione sono stati il presidente Michele Talia, Carlo Alberto Barbieri, componente del Consiglio direttivo nazionale, e Laura Pogliani, coordinatrice della Community “Politiche e servizi per l’abitare sociale”.

Secondo l’INU, pur riconoscendo “l’impegno del governo”, il Piano Casa “non risponde alle aspettative e agli auspici” maturati nel lungo dibattito sul tema dell’abitare e della rigenerazione urbana.

“Più un bando che un vero Piano Casa”

Uno dei principali rilievi mossi dall’Istituto riguarda la natura stessa del provvedimento. Secondo l’INU, il decreto si configura più come uno strumento di erogazione di contributi pubblici e semplificazioni procedurali a favore dei privati che come una reale politica abitativa nazionale.

“Manca un approccio concreto di pianificazione e programmazione strutturale”, sottolinea la relazione presentata alla Camera, evidenziando l’assenza di una strategia integrata tra politiche abitative, governo del territorio e pianificazione urbanistica.

L’Istituto critica inoltre il fatto che gli interventi previsti dipendano prevalentemente da iniziative dei soggetti privati, senza un coordinamento pubblico nazionale o locale.

Risorse considerate insufficienti rispetto all’emergenza abitativa

Tra gli aspetti maggiormente contestati vi è l’entità delle risorse economiche stanziate dal Piano Casa.

Secondo l’INU, i fondi previsti risultano troppo limitati rispetto all’attuale emergenza abitativa italiana, aggravata dall’aumento degli sfratti e dalla carenza di alloggi accessibili.

Nella relazione si evidenzia che il fabbisogno stimato è di almeno 650.000 abitazioni, mentre le risorse disponibili verranno distribuite nell’arco di cinque anni, dal 2026 al 2030.

Per l’Istituto, questa impostazione non consente di affrontare in modo efficace e tempestivo il crescente disagio abitativo.

Le critiche sulla gestione del patrimonio pubblico

Particolarmente duro il giudizio dell’INU sul possibile trasferimento di alloggi pubblici verso formule convenzionate o partenariati pubblico-privati.

Secondo l’Istituto, il rischio concreto è quello di ridurre il patrimonio di edilizia pubblica a vantaggio di operatori privati interessati soprattutto alla valorizzazione immobiliare delle aree più attrattive delle città.

La relazione definisce “inaccettabile” il processo di alienazione del patrimonio pubblico previsto dal Piano e sottolinea come il decreto rinunci a una politica attiva di investimento nell’edilizia sociale.

Procedure accelerate e rischio di minori controlli

L’INU esprime forti perplessità anche sulle semplificazioni procedurali introdotte dal Decreto-legge 66/2026.

Nel mirino finiscono la figura del Commissario straordinario, il ricorso al silenzio-assenso e le tempistiche considerate “impraticabili” per le amministrazioni pubbliche.

Secondo l’Istituto, le nuove procedure rischiano di comprimere i processi di valutazione urbanistica e di tutela del patrimonio storico, architettonico e urbano.

Critiche anche ai programmi di edilizia integrata previsti dall’articolo 9 del decreto, che favoriscono investimenti privati e consentono incrementi volumetrici fino al 35%.

Per l’INU, interventi di questa portata richiederebbero invece strumenti di pianificazione urbanistica più articolati e processi decisionali trasparenti e partecipati.

Rigenerazione urbana e governo del territorio al centro del dibattito

Nelle conclusioni della relazione, l’Istituto Nazionale di Urbanistica individua due nodi centrali del Piano Casa: la rinuncia a una politica pubblica dell’abitare integrata con il governo del territorio e il rischio che le semplificazioni introdotte compromettano una pianificazione urbana equilibrata.

Secondo l’INU, il decreto si muove in direzione opposta rispetto alla necessità di definire una legge nazionale di principi per l’urbanistica e il governo del territorio.

L’Istituto ricorda inoltre di aver già presentato al Senato, nel luglio 2024, una propria proposta normativa finalizzata a costruire un quadro organico e condiviso per la pianificazione urbana e territoriale in Italia.

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