Il Piano Sociale per il Clima entra nella fase operativa con una dotazione complessiva di 9,346 miliardi di euro per il periodo 2027-2032. Il provvedimento, esaminato dal Consiglio dei ministri, nasce con l’obiettivo di accompagnare le famiglie e le microimprese più vulnerabili nella transizione energetica e di attenuare l'impatto economico legato all’introduzione dell’ETS2, il nuovo sistema europeo di scambio delle quote di emissione che coinvolgerà anche i combustibili utilizzati negli edifici e nel trasporto stradale.
Le risorse arrivano in parte dall’Unione europea e in parte dal cofinanziamento nazionale: circa 7,01 miliardi di euro provengono dal Fondo sociale per il clima, mentre 2,34 miliardi costituiscono la quota nazionale. La parte più consistente del Piano, oltre 4,6 miliardi, è destinata alla mobilità, mentre 3,295 miliardi riguardano direttamente il settore edilizio.
Oltre 3,2 miliardi per gli edifici
Il capitolo dedicato all’edilizia rappresenta una delle componenti più rilevanti del Piano. L’obiettivo è intervenire sugli edifici caratterizzati dalle peggiori prestazioni energetiche, riducendo i consumi e, di conseguenza, la spesa energetica sostenuta dai soggetti più esposti alla povertà energetica.
Dei 3,295 miliardi complessivamente destinati al comparto, 1,95 miliardi saranno destinati all’edilizia residenziale pubblica, mentre 1,25 miliardi andranno agli immobili delle microimprese vulnerabili. Una quota aggiuntiva di 95,2 milioni di euro sarà invece utilizzata per favorire l’elettrificazione dei consumi domestici delle famiglie in difficoltà.
Le agevolazioni per gli interventi di riqualificazione potranno arrivare fino al 65% delle spese ammissibili. L’obiettivo non è soltanto sostenere economicamente i beneficiari, ma produrre una riduzione strutturale dei consumi energetici.
1,95 miliardi per riqualificare l’edilizia residenziale pubblica
La quota più importante destinata all’edilizia riguarderà gli immobili di edilizia residenziale pubblica (ERP). Il Piano mette a disposizione 1,95 miliardi di euro per interventi sugli edifici a totale proprietà pubblica, dando priorità a quelli appartenenti alle classi energetiche peggiori, in particolare F e G.
Il contributo potrà coprire fino al 65% delle spese ammissibili. In presenza di altri contributi pubblici, la copertura complessiva potrà arrivare fino al 100%, nel rispetto delle regole applicabili e del divieto di doppio finanziamento.
Per accedere alle risorse sarà necessario conseguire un miglioramento energetico significativo: gli interventi dovranno determinare una riduzione di almeno il 30% dell’indice di prestazione energetica globale non rinnovabile, da certificare attraverso l’APE prima e dopo i lavori.
Secondo le stime contenute nel Piano, gli interventi potrebbero interessare circa 15,6 milioni di metri quadrati di alloggi ERP, coinvolgendo oltre 220mila famiglie.
Microimprese, 1,25 miliardi per gli immobili più energivori
Un altro miliardo e 250 milioni di euro sarà destinato agli immobili delle microimprese vulnerabili, con una particolare attenzione anche in questo caso agli edifici appartenenti alle classi energetiche F e G.
Il contributo potrà coprire fino al 65% dei costi ammissibili, nel rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato. Anche per le microimprese sarà richiesto un miglioramento minimo del 30% dell’indice di prestazione energetica, da dimostrare attraverso la certificazione energetica prima e dopo i lavori.
Il Piano punta a riqualificare circa 128mila immobili appartenenti a microimprese. Restano però da definire, attraverso i successivi provvedimenti attuativi, requisiti, procedure per presentare le domande, spese ammissibili e modalità di erogazione dei contributi.
Infissi, pompe di calore e fotovoltaico tra gli interventi finanziabili
Le risorse saranno concentrate soprattutto sugli interventi capaci di ridurre i consumi attraverso il miglioramento dell’efficienza degli impianti e l’impiego di fonti rinnovabili.
Tra le opere indicate dal Piano rientrano la sostituzione delle finestre e degli infissi, l’installazione di sistemi di building automation, gli impianti fotovoltaici con accumulo abbinati a pompe di calore in classe A+++, le pompe di calore aerotermiche, geotermiche o idrotermiche e gli impianti solari termici.
Sono inoltre previsti interventi per l’allaccio a sistemi di teleriscaldamento efficienti e sistemi di microcogenerazione alimentati da fonti rinnovabili. Per gli immobili delle microimprese potranno essere finanziate anche schermature solari e generatori di calore a biomassa con classe di qualità ambientale almeno pari a cinque stelle.
Il cappotto termico resta fuori dagli incentivi
Una delle novità più rilevanti rispetto alle ipotesi iniziali riguarda l’esclusione del cappotto termico dagli interventi finanziabili.
L’isolamento delle superfici opache era stato inizialmente contemplato nelle proposte sottoposte a consultazione, ma non è stato inserito nella versione definitiva del Piano. La motivazione è legata al costo elevato dell’intervento: finanziarlo avrebbe consentito di riqualificare una superficie complessivamente inferiore e di raggiungere un numero più limitato di beneficiari.
La strategia definitiva punta quindi maggiormente su infissi, impianti efficienti, elettrificazione e fonti rinnovabili.
95,2 milioni per aumentare la potenza dei contatori
All’interno della componente edilizia trova spazio anche una misura specifica per le famiglie vulnerabili: 95,2 milioni di euro saranno destinati all’elettrificazione dei consumi domestici.
Il contributo potrà coprire fino al 100% dei costi ammissibili necessari per aumentare la potenza del contatore, ad esempio passando da 3 kW a 4,5 o 6 kW. Potranno essere compresi anche alcuni costi amministrativi e tecnici e gli adeguamenti minimi dell’impianto elettrico strettamente necessari.
Nel complesso, il Governo stima di poter raggiungere con le diverse misure del Piano circa 866mila famiglie nel periodo 2027-2032.
Dal Bonus Energia Plus agli sportelli contro la povertà energetica
Il Piano non si limita agli interventi sugli edifici. È previsto anche il Bonus sociale Energia Plus, finanziato con 1,34 miliardi di euro nel periodo 2028-2031.
La misura sarà rivolta alle famiglie con ISEE fino a 25mila euro e terrà conto anche della zona climatica, in modo da modulare il sostegno in funzione delle diverse esigenze energetiche. La platea stimata è di circa 4 milioni di famiglie vulnerabili all’anno.
A completare il sistema saranno gli sportelli territoriali dedicati alla povertà energetica e dei trasporti, con l'obiettivo di fornire informazioni e assistenza ai potenziali beneficiari.
Le risorse non sono ancora disponibili: serviranno i provvedimenti attuativi
Nonostante l’approvazione del Piano, i contributi non sono ancora immediatamente accessibili. Prima di poter presentare le domande sarà necessario completare il percorso europeo e adottare i provvedimenti attuativi che definiranno nel dettaglio requisiti, spese ammissibili, procedure, soggetti gestori e controlli.
Le misure sono programmate principalmente tra il 2027 e il 2032. Per famiglie, enti proprietari di ERP e microimprese si apre quindi una prospettiva di sostegno pluriennale alla riqualificazione energetica, ma occorrerà attendere le regole operative per conoscere concretamente modalità e tempi di accesso agli incentivi.
Il Piano Sociale per il Clima segna così un nuovo capitolo delle politiche di efficientamento energetico: accanto agli interventi temporanei per contenere il costo dell’energia, il Governo punta a finanziare opere capaci di ridurre strutturalmente i consumi degli edifici e migliorare l’efficienza del patrimonio pubblico e produttivo più vulnerabile.
Fonte: Shutterstock