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Pubblicate le Linee Guida per la gestione informativa digitale delle stazioni appaltanti

Nuovo quadro operativo per BIM e digitalizzazione dei processi negli appalti pubblici

mercoledì 25 febbraio 2026 - Redazione Build News

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Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato il 20 febbraio 2026 le nuove Linee Guida per la gestione informativa digitale rivolte alle stazioni appaltanti e agli enti concedenti, un documento chiave per l’attuazione concreta dell’obbligo di digitalizzazione previsto dal Codice dei contratti pubblici.

Un passo avanti per la digitalizzazione degli appalti

Le Linee Guida sono state pubblicate dopo il parere favorevole del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e rappresentano un momento decisivo nel percorso di digitalizzazione dei contratti pubblici, sancendo un modello operativo per l’adozione dei metodi e strumenti digitali nel ciclo di vita delle opere.

Il documento non si limita a delineare un quadro normativo, ma fornisce indicazioni pratiche su organizzazione, ruoli, processi e strumenti tecnologici necessari per conformarsi agli standard digitali previsti dalla normativa vigente.

Obbligo BIM e gestione digitale: cosa cambia dal 2025

Secondo il nuovo Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 36/2023), dal 1° gennaio 2025 le stazioni appaltanti e gli enti concedenti devono adottare metodi e strumenti di gestione informativa digitale (incluso il BIM) per:

  • progettazione e realizzazione di opere pubbliche di nuova costruzione;
  • interventi sull’esistente con un costo presunto dei lavori superiore ai 2 milioni di euro;
  • opere su beni culturali con soglia di rilevanza euro-unitaria.

L’introduzione di questi strumenti non riguarda più solo la gestione tecnica, ma ridefinisce l’organizzazione delle amministrazioni, i processi decisionali e la tracciabilità informativa dei contratti pubblici, con l’obiettivo di aumentare efficienza, qualità delle opere e controllo delle risorse pubbliche.

Linee guida: struttura e finalità operative

Le Linee Guida ministeriali affrontano vari temi centrali, tra cui:

  • Ambito di applicazione e finalità della gestione informativa digitale;
  • Azioni operative per l’applicazione pratica della normativa;
  • Ruoli e responsabilità all’interno delle stazioni appaltanti;
  • Processi digitali nel ciclo di vita degli investimenti pubblici;
  • Ambiente di Condivisione dei Dati (ACDat) e interoperabilità dei formati.

L’Ambiente di Condivisione dei Dati (ACDat) è concepito come il fulcro digitale dell’intero processo informativo: non un semplice spazio di archiviazione, ma una piattaforma interoperabile che garantisce tracciabilità, sicurezza dei dati e collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti nel ciclo di appalto.

Impulso alla maturità digitale delle amministrazioni

Oltre all’adeguamento tecnologico, le linee guida richiamano l’importanza di:

  • formazione specialistica del personale;
  • definizione dell’atto di organizzazione digitale, che definisce ruoli, competenze e responsabilità;
  • dotazioni hardware e software compatibili con gli standard informativi;
  • processi di controllo e verifica dei dati durante tutte le fasi (progettazione, esecuzione e collaudo).

Questa impostazione punta a favorire un approccio organizzativo e culturale alla digitalizzazione, trasformandola da obbligo normativo in leva di maggiore efficienza amministrativa.

Verso una digitalizzazione efficace dei lavori pubblici

La pubblicazione delle Linee Guida costituisce un punto di riferimento fondamentale per le amministrazioni e gli operatori del settore, indicando non solo obblighi e scadenze, ma anche un percorso chiaro per implementare concretamente la gestione informativa digitale nelle attività di appalto.

Per le stazioni appaltanti, il documento rappresenta una guida operativa per:

  • comprendere l’applicazione concreta del BIM;
  • organizzare internamente competenze e strumenti;
  • garantire trasparenza e qualità nella spesa pubblica.

Con questo passo, l’Italia compie un ulteriore avanzamento verso la modernizzazione digitale degli appalti pubblici e delle opere infrastrutturali, con ricadute positive sul controllo delle risorse, sulla qualità dei progetti e sulla competitività delle imprese

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