L'umidità continua a rappresentare una delle principali criticità del patrimonio residenziale italiano. Secondo un'elaborazione di Saint-Gobain Italia su dati ISTAT, il 16,3% delle famiglie convive con problemi di umidità all'interno della propria abitazione: si tratta di 4,3 milioni di nuclei familiari, pari a circa 9,4 milioni di persone.
Il fenomeno si inserisce in un quadro più ampio che comprende anche abitazioni con strutture danneggiate (11,9% delle famiglie), scarsa luminosità (9,6%) ed esposizione al rumore (11,7%), elementi che incidono sul comfort abitativo e sulla qualità degli ambienti indoor.
Umidità e qualità dell'aria: una questione che riguarda anche la salute
L'eccesso di umidità negli edifici non rappresenta soltanto un problema costruttivo, ma può avere conseguenze anche sul benessere delle persone. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, il 13% dei casi di asma cronica infantile nei Paesi industrializzati è correlato alla presenza di umidità negli edifici.
Oltre alla formazione di muffe e al deterioramento delle superfici, condizioni di umidità persistente possono compromettere la qualità dell'aria interna e accelerare il degrado delle strutture edilizie, rendendo necessario intervenire sia sulle cause sia sugli effetti del fenomeno.
Le regioni dove il fenomeno è più diffuso
L'analisi evidenzia una distribuzione territoriale non uniforme delle criticità.
Per quanto riguarda l'umidità domestica, la Sardegna registra la quota più elevata di famiglie interessate (25,7%), seguita da Friuli-Venezia Giulia (21,1%), Abruzzo (20,8%), Provincia autonoma di Bolzano (20%) e Sicilia (19,4%).
La classifica relativa alle strutture danneggiate vede invece in testa la Provincia di Bolzano (19,3%), seguita da Sardegna (16%), Abruzzo (15,4%), Lombardia (13,3%) e Friuli-Venezia Giulia (13,1%).
Per la scarsa luminosità emergono soprattutto territori del Nord Italia, con Bolzano (19,1%) e Friuli-Venezia Giulia (15,5%) ai primi posti, seguiti da Sicilia, Lazio e Lombardia.
Giovani e famiglie con percettore donna tra i nuclei più esposti
L'indagine evidenzia anche alcune differenze dal punto di vista demografico.
I problemi di umidità risultano più frequenti nelle famiglie con principale percettore di reddito under 35, dove la quota sale al 18,1%, superiore alla media nazionale.
Le abitazioni con strutture danneggiate, invece, aumentano progressivamente con l'età del percettore di reddito, raggiungendo il 12,8% nelle famiglie con capofamiglia over 65, dato che riflette in parte la maggiore presenza di edifici datati.
L'analisi segnala inoltre una maggiore esposizione delle famiglie con principale percettore donna, che registrano valori superiori alla media per umidità, degrado strutturale e scarsa luminosità.
L'involucro edilizio al centro degli interventi di riqualificazione
Secondo l'analisi, l'umidità domestica è spesso il risultato della combinazione tra caratteristiche costruttive dell'edificio e condizioni di utilizzo degli ambienti. Ponti termici, isolamento insufficiente, infiltrazioni e ventilazione inadeguata rappresentano alcune delle principali cause del fenomeno.
Accanto alle corrette pratiche di gestione degli ambienti, gli interventi di riqualificazione dell'involucro possono contribuire a migliorare il comfort abitativo. Tra le soluzioni oggi disponibili figurano sistemi costruttivi a secco, lastre in cartongesso con caratteristiche di miglioramento della qualità dell'aria e intonaci deumidificanti specifici per il risanamento delle murature interessate dall'umidità.
Queste tecnologie consentono di intervenire anche sul patrimonio edilizio esistente con lavori relativamente poco invasivi, contribuendo non solo al recupero delle prestazioni dell'edificio, ma anche al miglioramento della salubrità degli ambienti interni e dell'efficienza energetica complessiva.
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