Il Coordinamento Intersindacale Nazionale (CIN), promosso da CONF.SELP, ha inviato una denuncia formale ai vertici delle istituzioni italiane per contestare quanto avvenuto durante l’assemblea del CNEL del 22 aprile 2026. Nel documento, firmato dal segretario generale Claudio Armeni e sostenuto da numerose organizzazioni sindacali e datoriali, si parla apertamente di una decisione assunta senza confronto democratico e priva di una chiara base legislativa. Al centro della contestazione vi è il rischio concreto di una riduzione drastica del pluralismo nella rappresentanza del lavoro in Italia.
La delibera del 22 aprile e il nodo dei contratti collettivi
Secondo quanto denunciato dal CIN, l’assemblea del CNEL avrebbe avviato una riorganizzazione dell’archivio dei contratti collettivi nazionali di lavoro, stabilendo che solo 150 su oltre 800 possano essere considerati “autenticamente radicati”. I restanti contratti verrebbero di fatto declassati, non sulla base della qualità delle tutele offerte, ma attraverso criteri statistici che favorirebbero le organizzazioni più grandi. Questa scelta, secondo il Coordinamento, rischia di consolidare un sistema oligopolistico, escludendo numerosi soggetti dalla partecipazione effettiva alle relazioni industriali.
Le conseguenze immediate sul sistema lavoro
Le ripercussioni della delibera, evidenzia il CIN, sarebbero già tangibili e inciderebbero su diversi ambiti strategici. Tra questi, gli appalti pubblici, dove le imprese che applicano contratti non inclusi tra i 150 riconosciuti potrebbero essere escluse. Anche la partecipazione agli organismi paritetici, alla governance della sicurezza sul lavoro e ai fondi interprofessionali risulterebbe compromessa. Ulteriori criticità riguardano l’accesso ai sistemi di rappresentanza aziendale, le attività ispettive e la presenza nelle Camere di Commercio, con effetti a catena che rischiano di colpire lavoratori, imprese e occupazione diretta nelle strutture sindacali.
Il vuoto normativo e il tema della legittimità
Uno degli aspetti più critici sollevati dal Coordinamento riguarda l’assenza di una legge organica sulla rappresentanza sindacale e datoriale. Nonostante la Costituzione preveda una disciplina specifica, tale normativa non è mai stata pienamente attuata. In questo contesto, il CNEL starebbe di fatto introducendo criteri e regole che producono effetti simili a quelli di una legge, ma senza il passaggio parlamentare. Per il CIN, questo rappresenta un problema democratico rilevante, poiché le regole del sistema verrebbero definite da soggetti già dominanti, senza un reale coinvolgimento delle parti escluse.
Chi rappresenta il Coordinamento Intersindacale Nazionale
Il CIN sottolinea di non essere un soggetto marginale, ma una rete articolata che riunisce numerose organizzazioni sindacali autonome e associazioni datoriali, in particolare legate al mondo delle piccole e medie imprese. Il Coordinamento dichiara di rappresentare centinaia di migliaia di lavoratori, migliaia di imprese e un significativo patrimonio di competenze nelle relazioni industriali. Secondo i promotori, la loro esclusione comporterebbe non solo un danno economico e occupazionale, ma anche un impoverimento del sistema nel suo complesso.
Le richieste al Governo e al Parlamento
Nel documento inviato alle istituzioni, il CIN avanza una serie di richieste precise. Tra queste, un’audizione parlamentare urgente per illustrare la situazione, la sospensione degli effetti della delibera del CNEL e l’approvazione di una legge sulla rappresentanza che stabilisca criteri oggettivi e non discriminatori. Viene inoltre sollecitata l’apertura di un tavolo di confronto presso il Ministero del Lavoro e una verifica sugli effetti delle nuove regole negli appalti pubblici, al fine di evitare distorsioni della concorrenza.
Una questione che riguarda l’intero sistema Paese
La denuncia del Coordinamento Intersindacale Nazionale si chiude con un appello alle istituzioni affinché intervengano tempestivamente. Secondo il CIN, la posta in gioco non riguarda solo alcune organizzazioni, ma l’equilibrio complessivo del sistema di rappresentanza del lavoro in Italia. Le regole che disciplinano questo ambito, si legge nel documento, non possono essere definite senza un confronto aperto e democratico, perché incidono direttamente sulla vita di milioni di lavoratori e sul futuro di centinaia di migliaia di imprese.
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