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Sisma 2016, dalla ricostruzione alla rinascita delle comunità: «Dopo le false partenze, avanti»

Al Meeting di Rimini il convegno “Oltre l’emergenza. La ricostruzione che crea comunità”. Castelli: non solo edifici, ma servizi, lavoro e nuove prospettive per l’Appennino centrale

giovedì 27 agosto 2026 - Redazione Build News

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A dieci anni dal terremoto che dal 24 agosto 2016 colpì Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, la ricostruzione entra in una nuova fase. Non più soltanto riparazione e ricostruzione di abitazioni ed edifici pubblici, ma un progetto più ampio di rinascita dei territori, capace di restituire alle comunità servizi, lavoro, relazioni e prospettive.

È stato questo il tema del convegno “Oltre l’emergenza. La ricostruzione che crea comunità”, ospitato all’Arena Cdo C1 del Meeting di Rimini. Al confronto hanno partecipato il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, il commissario straordinario del Governo per la ricostruzione del sisma 2016 Guido Castelli, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e l’amministratore delegato dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale Antonella Baldino.

L’incontro, moderato da Gianluca Giansante, docente alla Luiss Guido Carli e socio di Comin & Partners, è stato trasmesso in diretta sui canali digitali di Sky e askanews.

Castelli: «Una ricostruzione segnata da incertezze e false partenze»

Il sisma ha provocato 299 vittime e colpito duramente centinaia di borghi dell’Appennino centrale, aggravando fragilità demografiche ed economiche che erano già presenti prima del terremoto.

«I territori che hanno subito il terremoto del 2016 erano già affaticati: abbandono e spopolamento non erano questioni ignote, il sisma ha avuto l’effetto di aggravare una situazione di crisi», ha spiegato Guido Castelli.

Il commissario ha riconosciuto le difficoltà della prima fase della ricostruzione, sottolineando come «incertezze e false partenze» abbiano ritardato l’avvio degli interventi. Un tempo che, ha osservato, non può essere restituito alle persone terremotate.

L’obiettivo, oggi, è quindi superare una visione limitata alla ricostruzione fisica e intervenire sulle condizioni complessive che permettono a una comunità di rimanere sul proprio territorio.

Dalla ricostruzione degli edifici a quella delle comunità

Secondo Castelli, il cambio di passo è stato possibile grazie alla collaborazione tra Governo, struttura commissariale, Regioni ed enti locali.

«L’azione di Musumeci e della filiera istituzionale dei quattro governatori ha reso possibile che all’azione sui fabbricati si unisse quella sulle comunità», ha affermato il commissario.

La strategia punta in particolare a contrastare lo spopolamento delle aree interne, creando le condizioni perché vivere e lavorare nei territori colpiti dal sisma continui a essere una possibilità concreta.

«Abbiamo sviluppato una strategia che punta a garantire ai territori dell’Appennino centrale il necessario per mantenere la vitalità di quelle comunità, che sono prevalentemente collocate in altura e in zone non facili da abitare», ha aggiunto Castelli.

Occupazione e reddito: i primi segnali dagli indicatori economici

La ricostruzione, secondo quanto evidenziato dal commissario, comincia a riflettersi anche sugli indicatori economici.

«I dati cominciano a evidenziare come l’occupazione media sia superiore di sei punti nella zona del cratere rispetto alla media italiana, mentre il reddito pro capite inizia a superare la media regionale», ha dichiarato Castelli.

Numeri che vengono letti come un primo segnale della possibilità di affiancare alla ricostruzione materiale una strategia di rilancio economico e sociale, soprattutto in territori caratterizzati da fragilità strutturali e dal rischio di progressivo abbandono.

Musumeci: prevenzione e ricostruzione devono essere parte della stessa strategia

Dal convegno è arrivato anche un richiamo alla necessità di rafforzare il legame tra emergenza, prevenzione e ricostruzione.

Il ministro Nello Musumeci ha ricordato che dal 1968 l’Italia ha destinato oltre 135 miliardi di euro alle emergenze e alle ricostruzioni successive ai terremoti. Secondo il ministro, se anche soltanto metà di queste risorse fosse stata destinata preventivamente alla messa in sicurezza del territorio, oggi il Paese avrebbe una vulnerabilità molto più contenuta.

Musumeci ha inoltre richiamato la responsabilità dei singoli cittadini nella prevenzione. Lo Stato, ha sottolineato, deve programmare, investire e mettere in sicurezza il territorio, ma la prevenzione richiede anche consapevolezza dei rischi e comportamenti responsabili da parte delle persone.

Acquaroli: decisiva la collaborazione tra istituzioni e territori

Il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ha posto l'accento sulla collaborazione tra Governo, struttura commissariale, Regioni, Uffici speciali, Comuni e professionisti.

Una sinergia istituzionale che ha contribuito, secondo Acquaroli, ad accelerare l'apertura dei cantieri e a rendere più efficaci le risposte alle esigenze delle comunità colpite dal terremoto.

Il modello di ricostruzione si misura quindi non soltanto sulla quantità degli interventi realizzati, ma anche sulla capacità di coordinare soggetti diversi e accompagnare la trasformazione dei territori nel lungo periodo.

La mostra “L’Abisso e la Carezza”: 7.750 visitatori al Meeting

Il convegno ha rappresentato anche la conclusione ideale del percorso iniziato al Meeting di Rimini con la mostra “L’Abisso e la Carezza. Visioni del cuore d’Italia ferito dal terremoto e della sua rinascita (2016-2026)”, promossa dal commissario straordinario Guido Castelli e dalla Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli e curata dal poeta Davide Rondoni.

Nei quattro giorni di apertura, la mostra è stata visitata da 7.750 persone, con oltre mille presenze già nella giornata inaugurale. Tra i visitatori cittadini, amministratori, rappresentanti delle istituzioni, giovani e famiglie, a conferma dell’interesse per una vicenda che riguarda non soltanto le aree direttamente colpite, ma l’intero Paese.

Fotografie, opere d’arte, installazioni e testimonianze hanno raccontato il percorso dalla distruzione alla rinascita, mettendo a confronto l’“abisso” provocato dal terremoto con la “carezza” della solidarietà e dell’impegno di chi ha scelto di continuare a vivere e lavorare nei territori colpiti.

La sfida dei prossimi anni: trasformare la ricostruzione in sviluppo

Il messaggio emerso dal Meeting è quindi quello di una ricostruzione chiamata a superare definitivamente la sola dimensione emergenziale. Ricostruire significa restituire edifici e infrastrutture, ma anche creare le condizioni perché le comunità possano rimanere vive, attrattive e capaci di guardare al futuro.

La memoria del terremoto diventa così anche una responsabilità: completare la ricostruzione e trasformarla in un'occasione concreta di sviluppo per l’Appennino centrale. Un percorso nel quale la rinascita dei luoghi passa necessariamente dalla rinascita delle comunità che li abitano.

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