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Superbonus, il Fisco blocca 4,1 miliardi di crediti sospetti in tre mesi

Nei primi tre mesi del 2026 l’amministrazione finanziaria ha fermato crediti legati al Superbonus per 4,1 miliardi di euro. Circa un terzo delle spese analizzate è risultato a rischio. I controlli preventivi hanno scartato 1,8 miliardi, mentre altri 2,3 miliardi sono stati individuati attraverso l’analisi del rischio. Di questi, 680 milioni sono già stati sottoposti a sequestro giudiziario

giovedì 27 agosto 2026 - Redazione Build News

shutterstock_2400560015 Fonte: Shutterstock

La coda del Superbonus continua a produrre numeri rilevanti, questa volta sul fronte dei controlli fiscali. Nei primi tre mesi del 2026 l’amministrazione finanziaria ha bloccato 4,1 miliardi di euro di crediti legati all’agevolazione, in relazione alle spese maturate nel 2025.

Secondo i dati riportati da RaiNews, la cifra corrisponde a circa il 33% delle spese analizzate nel periodo di riferimento. In altre parole, circa un credito su tre è stato considerato non utilizzabile o comunque meritevole di ulteriori verifiche. 

Il dato va letto con attenzione: l’importo complessivamente bloccato non coincide necessariamente con frodi già definitivamente accertate. Una parte dei crediti è stata infatti intercettata attraverso sistemi di controllo preventivo o analisi del rischio, mentre per una quota sono già intervenuti provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

Due linee di controllo: verifiche preventive e analisi del rischio

L’attività del Fisco si è sviluppata principalmente lungo due direttrici.

La prima riguarda i controlli preventivi, che hanno consentito di scartare 1,8 miliardi di euro di crediti prima che entrassero nel sistema.

La seconda è rappresentata dall'analisi del rischio, attraverso la quale sono stati individuati ulteriori 2,3 miliardi di euro di crediti considerati sospetti.

La somma delle due componenti porta così ai 4,1 miliardi di euro complessivamente bloccati nei primi tre mesi dell'anno. 

Il sistema dei controlli preventivi sulle cessioni dei crediti è previsto dalla disciplina del Superbonus. L'Agenzia delle Entrate può sospendere le comunicazioni che presentano specifici profili di rischio, verificando la coerenza dei dati, i soggetti coinvolti nelle operazioni e le precedenti cessioni effettuate. 

680 milioni già sotto sequestro

All'interno dei 2,3 miliardi di crediti individuati attraverso l'analisi del rischio, una parte ha raggiunto un livello di criticità tale da portare a provvedimenti giudiziari.

Sono infatti 680 milioni di euro i crediti già sottoposti a sequestro dall'autorità giudiziaria.

Il dato rappresenta un passaggio ulteriore rispetto alla semplice sospensione amministrativa e mostra come alcune delle anomalie intercettate dai sistemi di controllo siano diventate oggetto di procedimenti giudiziari. 

Il bilancio dal 2021 arriva a circa 9 miliardi

Il fenomeno non riguarda soltanto gli ultimi mesi. Secondo RaiNews, considerando il periodo dal 2021 al 2025, i crediti legati ai bonus edilizi bloccati per irregolarità arrivano complessivamente a circa 9 miliardi di euro. 

Il dato evidenzia il progressivo rafforzamento delle attività di controllo sulle agevolazioni fiscali e, in particolare, sui meccanismi di cessione del credito e sconto in fattura, strumenti che hanno rappresentato una delle caratteristiche più rilevanti del Superbonus.

Il nodo dei controlli sulla cessione dei crediti

La possibilità di trasferire il credito fiscale a soggetti terzi ha consentito, durante la fase più intensa del Superbonus, di trasformare la detrazione in una forma di liquidità indiretta per contribuenti, imprese e altri operatori.

Proprio questo meccanismo ha richiesto nel tempo un rafforzamento dei controlli. La normativa ha introdotto specifici strumenti antifrode e controlli preventivi sulle comunicazioni di cessione e sconto in fattura. L'obiettivo è intercettare anomalie prima che il credito possa essere utilizzato o ulteriormente ceduto. 

Il sistema non sostituisce comunque i controlli successivi: anche un credito che non viene inizialmente sospeso può essere sottoposto alle ordinarie verifiche dell'Amministrazione finanziaria.

Un nuovo capitolo nella lunga coda del Superbonus

I 4,1 miliardi di euro bloccati nei primi tre mesi del 2026 aggiungono quindi un nuovo tassello alla lunga coda del Superbonus.

Da un lato, il dato evidenzia l'attività di contrasto alle irregolarità e la capacità dei sistemi di analisi del Fisco di intercettare una quota significativa dei crediti considerati a rischio. Dall'altro, mostra quanto sia ancora rilevante il lavoro di verifica legato alle ultime fasi dell'agevolazione.

Per il settore delle costruzioni, il tema non riguarda soltanto il bilancio dello Stato. I controlli sui crediti fiscali hanno infatti conseguenze anche sulla filiera delle imprese, sui cessionari e sui soggetti che hanno partecipato alle operazioni di cessione.

La sfida, nella fase conclusiva del Superbonus, è dunque quella di distinguere con precisione tra crediti regolari, posizioni da verificare e frodi effettivamente accertate, evitando che il contrasto alle irregolarità finisca per generare incertezza anche per gli operatori che hanno agito correttamente.

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