La trasformazione digitale degli studi professionali italiani prosegue, anche se a velocità diverse. Secondo l'Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2025 la spesa ICT del comparto raggiunge i 2,01 miliardi di euro, con un incremento del 3% rispetto all'anno precedente. Per il 2026 è prevista un'ulteriore crescita del mercato del 4%.
Gli investimenti medi variano in base alla tipologia di studio: 10.500 euro per gli studi legali, 14.450 euro per i commercialisti, 14.700 euro per i consulenti del lavoro e oltre 29.000 euro per gli studi multidisciplinari, che confermano il livello più elevato di maturità digitale.
L'Intelligenza Artificiale diventa una tecnologia di uso quotidiano
A trainare gli investimenti è soprattutto l'Intelligenza Artificiale, ormai sempre più presente nelle attività professionali. Le soluzioni di IA non integrate nei software gestionali sono utilizzate dal 36% degli studi legali, dal 39% dei commercialisti, dal 42% dei consulenti del lavoro e dal 47% degli studi multidisciplinari, con un picco del 62% tra i grandi studi.
L'impiego riguarda prevalentemente la ricerca normativa e giurisprudenziale, la sintesi e l'analisi documentale, la predisposizione di report, la generazione di contenuti e il supporto alla redazione di atti e pareri. Più limitato, invece, l'utilizzo in attività come chatbot, automazione dei processi, blockchain e strumenti ESG.
Secondo Claudio Rorato, responsabile scientifico dell'Osservatorio, l'Intelligenza Artificiale sta diventando il principale motore dell'innovazione negli studi professionali, favorendo nuovi modelli organizzativi e accelerando il processo di digitalizzazione anche nelle realtà di dimensioni più contenute.
Il divario tra grandi e piccoli studi si riduce, ma resta evidente
L'indagine evidenzia una progressiva diffusione delle tecnologie digitali, ma anche un forte divario legato alle dimensioni degli studi.
Circa il 68% dei micro-studi utilizza meno di due delle principali tecnologie digitali analizzate, mentre quasi il 90% delle strutture con oltre 29 addetti ne adotta almeno quattro. Le organizzazioni più grandi risultano inoltre più avanzate nell'innovazione dei processi, nella gestione dei dati e nell'integrazione dell'Intelligenza Artificiale nelle attività quotidiane.
La maggiore disponibilità di risorse economiche e competenze consente infatti ai grandi studi di affrontare con maggiore continuità gli investimenti necessari alla trasformazione digitale.
Innovazione ancora poco strutturata
Nonostante la crescita degli investimenti, la ricerca evidenzia come il percorso di innovazione sia ancora lontano dalla piena maturità.
Solo le realtà più strutturate hanno introdotto processi organizzativi dedicati all'innovazione, sviluppando strumenti per raccogliere sistematicamente le esigenze dei clienti, migliorare la collaborazione interna e sperimentare nuovi modelli di business. Nelle realtà più piccole, invece, i principali ostacoli rimangono la mancanza di tempo, di risorse economiche e la difficoltà nel valutare il ritorno degli investimenti.
Il valore dei servizi resta difficile da comunicare
Tra le principali criticità emerge anche la difficoltà di dimostrare ai clienti il valore generato dalle attività professionali.
Solo una quota compresa tra il 22% e il 27% degli studi riesce a quantificare abitualmente i benefici prodotti dai propri servizi, mentre tra il 51% e il 72% delle organizzazioni ammette di non disporre ancora di metodi strutturati per misurare e comunicare gli impatti del proprio lavoro.
Secondo i ricercatori, sviluppare competenze nella misurazione del valore rappresenterà uno dei fattori chiave per differenziarsi in un mercato sempre più competitivo.
La sfida riguarda anche i talenti
La ricerca mette in evidenza anche il tema dell'attrazione dei giovani professionisti. Oltre il 90% dei grandi studi ritiene di essere attrattivo per i professionisti con meno di dieci anni di esperienza, mentre questa percentuale scende sotto il 35% tra i micro-studi.
Per Francesca Parisi, ricercatrice dell'Osservatorio, i segnali più interessanti arrivano proprio dagli studi più strutturati e multidisciplinari, che stanno ampliando l'offerta affiancando ai servizi tradizionali attività di consulenza in ambiti come strategia, sostenibilità, organizzazione e gestione delle risorse umane, rafforzando così competitività e capacità di attrarre nuove competenze.
Le priorità per i prossimi anni
Guardando al biennio 2027-2028, gli investimenti nell'Intelligenza Artificiale sono destinati ad aumentare ulteriormente, soprattutto nei grandi studi, dove oltre un terzo ha già pianificato interventi specifici e circa la metà sta valutando nuovi progetti.
Secondo l'Osservatorio del Politecnico di Milano, la vera sfida non sarà soltanto adottare nuove tecnologie, ma integrarle nei modelli organizzativi e di business, trasformando l'innovazione digitale in un fattore stabile di crescita, competitività e qualità dei servizi professionali.
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