Il disegno di legge delega sul nuovo Codice dell’edilizia e delle costruzioni solleva forti preoccupazioni tra gli esperti del settore. A evidenziarle è Istituto Nazionale di Urbanistica, che in un documento di osservazioni critiche mette in guardia sui rischi derivanti da un intervento normativo focalizzato sull’edilizia ma destinato a incidere profondamente anche sull’urbanistica e sul governo del territorio.
Secondo l’Istituto, il ddl attualmente in discussione in Parlamento interviene su ambiti che vanno ben oltre la semplice regolazione edilizia, entrando nel merito della pianificazione urbana e delle trasformazioni del tessuto esistente.
Norme che rischiano di semplificare senza risolvere
Nel documento pubblicato sulla rivista Urbanistica Informazioni, l’INU sottolinea come il provvedimento affronti temi cruciali come titoli abilitativi, rigenerazione urbana, cambi di destinazione d’uso e meccanismi perequativi e compensativi. Tuttavia, lo fa senza un adeguato riferimento a un quadro organico di principi e senza affrontare nodi strutturali della normativa esistente.
Il rischio, secondo gli urbanisti, è quello di costruire un sistema normativo che, pur puntando alla semplificazione, finisca per riproporre le stesse criticità che intende superare, soprattutto in assenza di un riordino complessivo delle leggi vigenti e di un aggiornamento delle norme ormai superate.
Il nodo della pianificazione e del governo del territorio
Uno degli aspetti più critici riguarda l’impostazione di fondo del disegno di legge, che sembra privilegiare una visione dell’urbano come insieme di trasformazioni puntuali da rendere più rapide e flessibili. Questa impostazione, secondo l’INU, rischia di indebolire il ruolo della pianificazione urbanistica, che invece rappresenta lo strumento fondamentale per garantire coerenza e qualità nello sviluppo del territorio.
La pianificazione non può essere ridotta a un ostacolo burocratico da superare, ma deve restare il quadro di riferimento entro cui si inseriscono gli interventi edilizi, integrando aspetti ambientali, sociali ed economici.
L’assenza di principi fondamentali
Un altro punto centrale delle critiche riguarda la mancanza di una chiara enunciazione dei principi fondamentali del governo del territorio. Secondo l’INU, prima di delegare al Governo la definizione delle norme, sarebbe necessario stabilire in modo esplicito i valori guida del sistema.
Tra questi rientrano la sostenibilità, la sussidiarietà, la copianificazione tra livelli istituzionali, la tutela delle dotazioni territoriali e il contenimento del consumo di suolo. A questi si aggiungono temi come la rigenerazione urbana, la gestione dei diritti edificatori e il rapporto tra pubblico e privato.
Il rischio di incostituzionalità
Il gruppo di lavoro coordinato dal presidente Michele Talia evidenzia anche possibili profili di incostituzionalità del ddl. La critica si concentra sul fatto che la delega legislativa interviene su materie complesse e strategiche senza definirne adeguatamente i principi, elemento che potrebbe creare conflitti con l’assetto delle competenze tra Stato e altri livelli istituzionali.
La proposta: una legge organica sul governo del territorio
Per superare queste criticità, l’INU ribadisce la necessità di un approccio più ampio e strutturato. L’Istituto propone l’adozione di una legge organica sul governo del territorio, capace di definire un quadro coerente di principi e strumenti prima di intervenire sulla normativa edilizia.
Una proposta in tal senso era già stata presentata in Senato nel 2024 e viene oggi rilanciata come base per una riforma più efficace e duratura.
Un confronto aperto sul futuro delle città
Le osservazioni dell’INU saranno al centro di un confronto pubblico nell’ambito del ciclo “Urbanpromo Letture”, in programma il 15 aprile. L’incontro rappresenta un’occasione per approfondire il dibattito su una riforma che potrebbe incidere in modo significativo sul futuro delle città e sulla qualità della pianificazione urbana in Italia.
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