Il credito d'imposta per gli investimenti Transizione 4.0 non decade automaticamente quando un'impresa attraversa una fase di crisi, una riorganizzazione societaria o un'operazione straordinaria. A fare chiarezza è l'Agenzia delle Entrate con la risposta n. 139 del 10 luglio 2026, che ribadisce come il presupposto determinante per il mantenimento dell'agevolazione sia la continuità dell'attività d'impresa e non la mera presenza di vicende societarie complesse.
L'orientamento valorizza la sostanza economica dell'investimento rispetto agli aspetti formali, confermando la finalità della misura: sostenere gli investimenti produttivi realmente destinati alla crescita e all'innovazione delle imprese.
La continuità aziendale è il requisito decisivo
Il caso esaminato riguarda una società familiare che, dopo aver effettuato investimenti in beni Industria 4.0 tra il 2021 e il 2022, è entrata in una fase di liquidazione giudiziale a seguito di contrasti tra i soci.
Nonostante la procedura, l'attività produttiva non è mai stata interrotta. Attraverso un accordo tra i soci è stato avviato un percorso di riorganizzazione che ha portato all'affitto dei rami d'azienda, alla successiva revoca della liquidazione e alla prosecuzione dell'attività.
Secondo l'Agenzia, proprio la continuità aziendale consente di conservare il diritto al credito d'imposta, poiché la norma esclude dall'agevolazione le procedure con finalità esclusivamente liquidatorie e non quelle orientate al risanamento o alla prosecuzione dell'impresa.
Interconnessione tardiva ammessa se motivata
Un ulteriore chiarimento riguarda il momento di fruizione del credito per i beni 4.0.
L'Amministrazione ricorda che la spettanza dell'incentivo è legata all'effettuazione dell'investimento, mentre il suo utilizzo dipende dall'entrata in funzione del bene e, per quelli Industria 4.0, dalla successiva interconnessione ai sistemi aziendali.
L'interconnessione può avvenire anche a distanza di tempo, purché il ritardo sia giustificato da ragioni oggettive, tecniche o organizzative adeguatamente documentate. Non è invece ammesso rinviare tale adempimento per mere scelte discrezionali.
Il credito può trasferirsi nelle scissioni
La risposta affronta anche il tema delle operazioni straordinarie, confermando che il credito d'imposta può essere trasferito alla società beneficiaria di una scissione quando questa acquisisce il ramo d'azienda che comprende i beni agevolati.
In questo caso, infatti, l'investimento continua a essere utilizzato nell'ambito dello stesso complesso produttivo e permane la finalità economica dell'incentivo, già riconosciuta dalla prassi dell'Agenzia anche per fusioni e successioni.
Le indicazioni operative per le imprese
Con la risposta n. 139/2026 l'Agenzia delle Entrate consolida un orientamento già espresso in precedenti documenti di prassi e fornisce indicazioni di particolare interesse per le imprese che investono nell'innovazione.
In sintesi, il credito d'imposta Transizione 4.0 può essere mantenuto anche in presenza di crisi aziendali o riorganizzazioni, purché sia garantita la continuità dell'attività; l'interconnessione dei beni può avvenire successivamente all'entrata in funzione se il ritardo è adeguatamente motivato; infine, nelle operazioni di scissione il beneficio può seguire il ramo d'azienda cui sono riferiti gli investimenti agevolati.
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