A quasi cinquant'anni dal disastro di Seveso, uno degli incidenti ambientali più gravi della storia italiana, la protezione assicurativa delle imprese contro i danni all’ambiente resta sorprendentemente bassa. Secondo un’elaborazione dell’Osservatorio Pool Ambiente basata sui dati ANIA, soltanto lo 0,89% delle aziende italiane dispone oggi di una polizza di responsabilità ambientale.
Un dato che evidenzia una significativa vulnerabilità del sistema produttivo nazionale di fronte a eventi che possono comportare costi economici molto elevati, oltre a pesanti conseguenze per i territori e le comunità coinvolte.
Crescono le polizze, ma la diffusione resta marginale
Il 2023 ha comunque registrato un segnale positivo. Le polizze sottoscritte dalle imprese sono aumentate del 32,6% rispetto all'anno precedente, passando da 6.558 a 8.696 contratti attivi. Si tratta dell'incremento più significativo dall'inizio delle rilevazioni statistiche condotte da ANIA.
Nonostante la crescita, il numero di aziende assicurate rimane però estremamente contenuto rispetto alla platea complessiva delle imprese italiane, confermando il ritardo del Paese nella diffusione di strumenti di gestione del rischio ambientale.
I settori più attenti alla copertura assicurativa
L'analisi evidenzia importanti differenze tra i diversi comparti produttivi. Il settore dei rifiuti si conferma quello con il più alto livello di copertura assicurativa, raggiungendo il 22,62% delle imprese. Un risultato favorito anche da specifici obblighi normativi introdotti negli anni.
Seguono il comparto chimico, con il 14,08%, e quello petrolifero, che si attesta al 6,55%.
All'estremo opposto si collocano invece settori come il siderurgico e metalmeccanico (0,94%), i trasporti (0,64%) e il comparto civile, commerciale e turistico, dove la diffusione delle polizze si ferma allo 0,16%.
Tra i segnali più incoraggianti emerge invece la forte crescita delle coperture nelle attività svolte presso terzi, come edilizia, manutenzioni e bonifiche, dove il numero di contratti è aumentato dell'81% in un solo anno.
Veneto e Friuli Venezia Giulia guidano la classifica
Anche a livello territoriale emergono differenze significative. Il Veneto si conferma la regione più virtuosa, con un'incidenza delle polizze pari al 2,11% delle imprese attive, più del doppio della media nazionale.
Seguono Friuli Venezia Giulia (1,11%), Basilicata (1,09%), Lombardia (1,07%) e Umbria (1,01%). Sono queste le uniche regioni italiane che hanno superato la soglia dell'1% di copertura.
Le regioni del Centro-Nord mostrano generalmente livelli superiori alla media nazionale, mentre il Sud resta più indietro. Il dato più basso si registra in Campania, dove la percentuale di imprese assicurate si ferma allo 0,42%.
Tuttavia, proprio nel Mezzogiorno si osservano i tassi di crescita più elevati nel triennio 2021-2023, segno di una sensibilità crescente verso il tema della gestione del rischio ambientale.
Quando il danno ambientale non è assicurato
Le conseguenze di un incidente ambientale possono essere particolarmente pesanti per le imprese. I costi di bonifica e ripristino possono infatti variare da 200 mila euro fino a 4 milioni di euro, con importi ancora superiori nei casi di contaminazione delle falde acquifere.
Secondo le stime riportate dall'Osservatorio, tra il 2006 e il 2023 circa 20 mila imprese sarebbero fallite proprio a causa dell'impossibilità di sostenere questi costi.
Quando il responsabile non è individuabile o non dispone delle risorse necessarie, l'onere economico ricade sulla collettività. Attualmente in Italia sono censiti 484 siti orfani, già destinatari di circa 500 milioni di euro di fondi pubblici destinati alle operazioni di bonifica.
Prevenzione e cultura del rischio al centro della sfida
Gli operatori del settore sottolineano la necessità di sviluppare una maggiore cultura assicurativa e preventiva. La crescente attenzione ai criteri ESG, l'evoluzione normativa e l'aumento della sensibilità degli stakeholder stanno spingendo sempre più aziende verso modelli di gestione del rischio più strutturati.
La responsabilità ambientale non riguarda infatti soltanto la tutela delle imprese, ma anche la salvaguardia dei territori, la sostenibilità delle finanze pubbliche e il raggiungimento degli obiettivi europei di riduzione dell'inquinamento.
La crescita registrata negli ultimi anni rappresenta un segnale positivo, ma i numeri mostrano chiaramente come il percorso verso una diffusione più ampia delle coperture ambientali sia ancora lungo. Una sfida che coinvolge imprese, assicurazioni, istituzioni e professionisti della gestione del rischio.
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