L’accesso alla casa è destinato a diventare una delle principali questioni economiche e sociali con cui l’Europa dovrà fare i conti nei prossimi anni. A confermarlo è un’analisi della società di consulenza immobiliare Savills, che ha messo a confronto il costo dell’abitazione e i redditi delle famiglie nelle maggiori metropoli del continente. Ne emerge un quadro in cui comprare o affittare casa richiede una quota sempre più ampia delle risorse disponibili, mentre l’offerta di nuovi alloggi non riesce a tenere il passo con la domanda.
Per un bilocale servono 4,7 anni di reddito
Nelle principali città europee l’acquisto di un appartamento con due stanze costa in media l’equivalente di 4,7 anni di reddito familiare. Chi sceglie l’affitto destina invece al canone di un bilocale circa il 19% delle proprie entrate.
Il confronto tra le città vede l’Italia in una posizione relativamente favorevole. Roma si colloca tra le metropoli più accessibili del panel, mentre Milano, il mercato più dinamico del Paese, si sta progressivamente allineando alla media europea.
Prezzi in crescita del 70% dal 2010, affitti oltre il 33%
A rendere sempre più complicato l’accesso all’abitazione è soprattutto la crescita costante dei valori immobiliari. Tra il 2010 e il 2026 i prezzi delle case nell’Unione europea sono saliti di quasi il 70%, mentre i canoni di locazione sono aumentati di oltre il 33%. Un divario che pesa in particolare sulle famiglie giovani e sui nuovi acquirenti, che devono confrontarsi con valori lontani dalla dinamica dei redditi.
Un’offerta abitativa sempre più debole
Alla spinta dei prezzi si somma una fragilità strutturale dell’offerta. La produzione di nuove abitazioni è frenata da più fattori: l’aumento dei costi di costruzione, i vincoli urbanistici e normativi che allungano tempi e procedure, le difficoltà di accesso al credito per sviluppatori e imprese. Il risultato è un mercato in cui la domanda resta sostenuta, soprattutto nelle grandi città, mentre il numero di alloggi disponibili cresce troppo lentamente.
Permessi di costruire: -43% in Europa rispetto al 2006
Il dato più eloquente riguarda i permessi di costruzione residenziali, che nell’Unione europea sono diminuiti del 43% rispetto al 2006, l’anno che precede la crisi finanziaria e immobiliare. Si tratta di un indicatore anticipatore: meno permessi oggi significano meno case disponibili nei prossimi anni.
In Italia da 261mila a 52mila abitazioni autorizzate
In Italia la contrazione è ancora più netta. Le abitazioni autorizzate sono passate da oltre 261mila nel 2006 a circa 52mila nel 2025, con un calo di circa l’80% in meno di vent’anni. Un ridimensionamento che racconta quanto la nuova costruzione residenziale si sia ridotta nel nostro Paese, dove il comparto si è concentrato negli ultimi anni soprattutto sulla riqualificazione del patrimonio esistente.
Per il settore delle costruzioni il messaggio è chiaro. Senza un rilancio della produzione di nuove abitazioni, sostenuto da regole più semplici, tempi autorizzativi certi e strumenti di finanziamento adeguati, la pressione su prezzi e affitti difficilmente potrà allentarsi.
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