Il tema dell’accessibilità della casa sta assumendo un peso crescente in Europa. L’aumento dei prezzi degli immobili e degli affitti, combinato con salari che in molti casi non hanno seguito la stessa dinamica, rende sempre più difficile trovare un’abitazione sostenibile soprattutto nei grandi centri urbani.
Secondo i dati disponibili, il 7,7% della popolazione europea vive in condizioni di stress abitativo, cioè destina oltre il 40% del proprio reddito disponibile al pagamento dell’affitto o del mutuo. In Italia la quota è pari al 5%, per un totale di circa 3 milioni di persone.
La pressione sul mercato è particolarmente evidente nelle aree metropolitane, dove alla domanda residenziale si aggiungono quella legata agli investimenti immobiliari e la crescita delle locazioni turistiche.
I prezzi delle abitazioni continuano a salire
I dati Eurostat confermano la tendenza. Nel secondo trimestre del 2026, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, i prezzi delle abitazioni nell’Unione europea sono aumentati del 4,7%, mentre gli affitti hanno registrato un incremento del 3%. Rispetto al primo trimestre dell’anno, la crescita è stata rispettivamente dell’1,2% e dello 0,7%.
Su un periodo più lungo, dal 2013 i prezzi medi delle abitazioni in Europa sono cresciuti di circa il 60%, con incrementi ancora più significativi nelle aree urbane. A fronte di questa dinamica, l’edilizia pubblica rappresenta meno del 7% dello stock abitativo europeo.
Un ulteriore elemento di pressione è rappresentato dagli affitti brevi: tra il 2018 e il 2024 il numero degli alloggi presenti sulle principali piattaforme di locazione turistica è raddoppiato. Allo stesso tempo, una quota consistente del patrimonio abitativo europeo rimane inutilizzata, per ragioni legate soprattutto alla localizzazione degli immobili o alla scelta dei proprietari di non immetterli sul mercato.
L’Italia tra proprietà e difficoltà negli affitti
Il quadro italiano presenta alcune peculiarità. La proprietà della casa è molto diffusa e oltre l’80% delle famiglie dispone di un’abitazione di proprietà. Questo riduce l’incidenza del disagio abitativo rispetto ad altri Paesi, ma non elimina le difficoltà per chi deve acquistare o affittare.
La pressione si concentra infatti soprattutto sul mercato delle locazioni, dove l’offerta nelle città più attrattive non riesce a soddisfare la domanda. Milano, Bologna, Roma, Verona e Napoli sono tra i centri nei quali il costo dell’abitazione sta diventando particolarmente difficile da sostenere per una parte crescente della popolazione. Anche Nomisma segnala una progressiva perdita di accessibilità in diversi territori e aree metropolitane.
Nel frattempo, secondo Eurostat, anche in Italia i prezzi delle abitazioni sono aumentati nel confronto con l’anno precedente, mantenendosi in linea con la tendenza europea.
Due possibili strategie
Di fronte alla crisi abitativa, il confronto europeo si sta concentrando principalmente su due direttrici: aumentare l’offerta di abitazioni nelle aree dove la domanda è più elevata e intervenire sulle regole del mercato degli affitti.
La prima strada comprende l’edilizia pubblica e gli interventi in collaborazione con i privati per realizzare abitazioni a prezzi accessibili. La seconda punta invece a intervenire sui canoni, sulle locazioni turistiche e sull’utilizzo degli immobili, con l’obiettivo di aumentare la disponibilità di abitazioni destinate alla residenza.
Anche l’Italia si prepara a intervenire. Oltre al Piano Casa, il governo sta valutando possibili misure per favorire l’accesso all’abitazione da parte dei giovani, nell’ambito dei prossimi provvedimenti economici. Tra le ipotesi discusse figurano incentivi per l’acquisto della prima casa e misure fiscali a sostegno degli affitti a lungo termine.
La questione abitativa si presenta quindi come una sfida che coinvolge contemporaneamente mercato immobiliare, redditi, politiche urbane e disponibilità di alloggi: un equilibrio sempre più difficile da raggiungere nelle città europee dove la domanda continua a crescere.
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