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Emergenza abitativa, in Italia servono 150mila nuove case all’anno

Il rapporto “Abitare l’Italia di domani”, realizzato dal Centro Einaudi per Assonime e Confindustria Assoimmobiliare, fotografa un disagio che coinvolge circa 1,5 milioni di famiglie. Tra le priorità: riqualificazione del patrimonio esistente, rigenerazione urbana e aumento dell’offerta residenziale, soprattutto nelle aree metropolitane del Centro-Nord

mercoledì 28 ottobre 2026 - Redazione Build News

shutterstock_1374602441 fonte Shutterstock

In Italia il tema della casa assume dimensioni sempre più rilevanti, tra difficoltà di accesso alla proprietà, costi abitativi elevati e un’offerta che fatica a rispondere alle esigenze di una domanda in trasformazione. Secondo il rapporto “Abitare l’Italia di domani”, realizzato dal Centro Einaudi per Assonime e Confindustria Assoimmobiliare, circa 1,5 milioni di famiglie vivono in condizioni di grave disagio abitativo.

Il quadro evidenzia uno squilibrio tra le necessità della popolazione e la disponibilità di abitazioni accessibili, soprattutto nei territori caratterizzati da una forte concentrazione di attività economiche, opportunità lavorative e servizi. Il fabbisogno netto stimato dallo studio è di circa 150mila abitazioni all’anno, con una domanda che si concentra prevalentemente nelle aree metropolitane del Centro-Nord.

Non si tratta soltanto di aumentare il numero degli alloggi disponibili, ma anche di favorire un’offerta adeguata alle possibilità economiche delle famiglie e alle differenti esigenze abitative. Il problema riguarda infatti sia chi cerca di acquistare una prima casa, sia chi deve accedere al mercato della locazione per motivi di studio o lavoro.

Costi della casa sempre più pesanti per le famiglie

La sostenibilità economica dell’abitare rappresenta uno dei principali elementi di criticità. Il rapporto evidenzia che le famiglie con un reddito inferiore al 60% della mediana destinano ai costi abitativi il 28,6% del proprio reddito, una quota pari a circa due volte e mezzo quella osservata per il resto della popolazione.

Il peso delle spese per la casa risulta inoltre più elevato nei grandi centri urbani rispetto ai piccoli comuni e alle aree rurali. Nelle città maggiori, la concentrazione della domanda e le opportunità offerte dal mercato del lavoro si accompagnano a una maggiore pressione sui costi degli alloggi, rendendo più difficile trovare soluzioni compatibili con i redditi disponibili.

Anche la percezione degli italiani conferma la difficoltà crescente nell’accesso alla proprietà: il 78,9% ritiene che in passato fosse più facile acquistare un’abitazione. Un dato che riflette il cambiamento delle condizioni economiche e immobiliari con cui le famiglie si confrontano nella ricerca di una casa.

Giovani, studenti e anziani tra le fasce più esposte

L’emergenza abitativa non interessa tutte le categorie nello stesso modo. Secondo l’analisi, la pressione si concentra su segmenti specifici della domanda, che incontrano difficoltà differenti nell’accesso a un alloggio adeguato.

Tra questi figurano i giovani che cercano di raggiungere l’autonomia abitativa, gli studenti e i lavoratori fuori sede, per i quali la disponibilità di abitazioni a costi sostenibili è spesso una condizione necessaria per studiare o lavorare lontano dal luogo di origine.

Il fenomeno coinvolge anche gli anziani che vivono soli e le famiglie con redditi medio-bassi, oltre agli immigrati che cercano una sistemazione nelle aree urbane più dinamiche. Per queste categorie, la combinazione tra disponibilità limitata di alloggi e costi elevati può ostacolare la stabilità abitativa e la possibilità di scegliere dove vivere in funzione delle proprie esigenze.

La varietà dei bisogni rende necessario differenziare le risposte: dall’offerta di abitazioni in locazione a canoni accessibili alle soluzioni per la residenza temporanea, fino agli interventi destinati a migliorare l’adeguatezza del patrimonio esistente.

Recupero del patrimonio edilizio e rigenerazione urbana

Per rispondere al fabbisogno stimato di 150mila abitazioni annue, il rapporto individua diverse direttrici di intervento. Una delle principali riguarda il recupero e la riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente, con l’obiettivo di rendere nuovamente utilizzabili gli edifici e gli alloggi che non rispondono più alle esigenze del mercato o che necessitano di interventi di adeguamento.

Accanto alla riqualificazione, un ruolo importante è attribuito alla rigenerazione urbana, intesa come occasione per recuperare aree e immobili sottoutilizzati, migliorare la qualità degli spazi e integrare le nuove funzioni residenziali con servizi e infrastrutture.

Questa strategia può contribuire a valorizzare il patrimonio costruito e a contenere il consumo di nuovo suolo, favorendo al tempo stesso una maggiore integrazione tra abitazioni, trasporti e servizi di prossimità.

Il recupero edilizio, tuttavia, deve essere accompagnato da una valutazione della sostenibilità economica degli interventi e della loro capacità di produrre alloggi realmente accessibili. L’obiettivo non è soltanto aumentare il numero delle unità abitative, ma fare in modo che l’offerta risponda alle esigenze dei territori e delle fasce di popolazione più esposte.

Più offerta residenziale e investimenti istituzionali

Un’altra direttrice indicata dallo studio riguarda l’incremento mirato dell’offerta residenziale, in particolare nei mercati in cui la domanda supera la disponibilità di alloggi. La pianificazione degli interventi richiede una lettura delle esigenze locali, così da orientare lo sviluppo immobiliare verso le tipologie abitative e le fasce di prezzo maggiormente necessarie.

In questo quadro, il rapporto richiama anche il maggiore coinvolgimento degli investitori istituzionali. Il loro contributo può favorire la realizzazione e la gestione di iniziative residenziali di dimensioni adeguate, sostenendo interventi di lungo periodo e ampliando le opportunità di offerta.

Perché tali investimenti possano incidere sull’emergenza abitativa, risulta fondamentale il rapporto tra sostenibilità economico-finanziaria dei progetti e accessibilità dei canoni. La collaborazione tra soggetti pubblici e privati può quindi rappresentare uno strumento da valutare per sviluppare nuove soluzioni abitative, soprattutto nei territori dove la pressione della domanda è più intensa.

Una strategia integrata per il futuro dell’abitare

I dati del rapporto “Abitare l’Italia di domani” delineano una questione che coinvolge politiche urbane, mercato immobiliare e condizioni economiche delle famiglie. Il fabbisogno di circa 150mila abitazioni all’anno richiede interventi coordinati, capaci di agire sia sulla disponibilità degli alloggi sia sulla loro accessibilità.

Il recupero del patrimonio esistente, la rigenerazione urbana, l’incremento dell’offerta e il coinvolgimento degli investitori istituzionali costituiscono le principali direttrici individuate dallo studio. La loro efficacia dipenderà dalla capacità di adattare gli interventi alle caratteristiche dei singoli territori e di rispondere alle esigenze di una domanda abitativa sempre più diversificata.

La sfida per il settore delle costruzioni e per il sistema immobiliare è dunque duplice: contribuire ad ampliare l’offerta residenziale e favorire soluzioni che rendano la casa economicamente sostenibile per una platea più ampia di cittadini. Un obiettivo che richiede una visione di lungo periodo e una maggiore integrazione tra sviluppo urbano, investimenti e politiche per l’abitare.

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