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Opere pubbliche bloccate dalla burocrazia: Federcepicostruzioni chiede una riforma urgente

In Italia servono fino a 10 anni per realizzare un’infrastruttura: “Il problema non sono le imprese, ma le decisioni”

venerdì 23 gennaio 2026 - Redazione Build News

shutterstock_1549270244-medium Fonte: shutterstock

Procedure autorizzative lente, passaggi amministrativi frammentati e tempi di realizzazione eccessivi continuano a frenare lo sviluppo infrastrutturale del Paese. In Italia, per completare un’opera pubblica servono in media tra i 6 e i 10 anni, contro i 3-5 anni dei principali Paesi europei come Germania, Francia e Paesi Bassi. Un divario che, secondo Federcepicostruzioni, non dipende dalla capacità delle imprese, ma da una lentezza strutturale del sistema decisionale e amministrativo.

Il confronto con l’Europa

L’analisi comparata dimostra che oltre il 50% del tempo complessivo non viene assorbito dai lavori in cantiere, ma da fasi preliminari e successive: programmazione, progettazione, autorizzazioni, gare, ricorsi e chiusure amministrative. Un intreccio di pareri, vincoli e competenze che diventa particolarmente critico quando entrano in gioco profili ambientali, paesaggistici, culturali e sanitari.

Conferenze di servizi che si moltiplicano, richieste reiterate di integrazioni, rinvii e contrasti tra amministrazioni finiscono per bloccare le opere per anni, con costi crescenti per lo Stato e per le imprese e pesanti ricadute sui territori. A pesare sono anche pareri senza termini certi, ricorsi sistemici e la cosiddetta “paura della firma”, che trasformano ogni intervento pubblico in un percorso a ostacoli.

L’impatto economico della lentezza amministrativa

«Il problema non è costruire, ma decidere», sottolinea Federcepicostruzioni. Le imprese italiane hanno dimostrato di saper realizzare infrastrutture complesse in tempi competitivi. Quando però un’opera strategica resta ferma nei cassetti o procede a singhiozzo, a rallentare non è solo il cantiere ma l’intera filiera produttiva: imprese, lavoratori, professionisti e fornitori.

Il risultato è una minore occupazione, meno investimenti e una perdita di competitività complessiva, che annulla l’effetto espansivo che la spesa pubblica dovrebbe avere sull’economia. Senza cantieri che aprono e chiudono in tempi certi, l’Italia resta imbrigliata in una stagnazione amministrativa che frena la crescita.

Appalti pubblici: serve una riforma stabile

Le semplificazioni introdotte con il PNRR hanno rappresentato un passo avanti, ma non sono sufficienti a risolvere criticità strutturali radicate. Secondo Federcepicostruzioni, senza una riforma organica e permanente, il rischio è quello di tornare rapidamente ai ritardi cronici una volta conclusa la fase emergenziale.

Ridurre anche solo di un anno i tempi amministrativi avrebbe un impatto economico superiore a qualsiasi incentivo finanziario. L’obiettivo deve essere rendere certi i tempi, chiare le responsabilità e centrale il cantiere, allineando finalmente l’Italia agli standard europei.

Le cinque proposte di Federcepicostruzioni

L’Associazione propone di portare i tempi medi di realizzazione delle opere pubbliche a massimo 5 anni, attraverso cinque interventi chiave:

  1. Un solo decisore responsabile per opera: Nomina di un Responsabile Unico di Decisione (RUD) con potere di sintesi e chiusura dei procedimenti: un’opera, un decisore.
  2. Tempi certi e perentori per pareri e autorizzazioni: Termini vincolanti, silenzio-assenso reale e stop alle richieste reiterate di integrazioni. Chi non decide, non blocca.
  3. Progettazione completa prima della gara: Gare solo con progetto esecutivo validato e un fondo nazionale per rafforzare la progettazione pubblica. Meno varianti, cantieri più rapidi.
  4. Ricorsi rapidi e filtrati: Filtro di ammissibilità stringente e decisioni cautelari entro 30 giorni per fermare i ricorsi meramente dilatori.
  5. Pagamenti certi e automatici: SAL pagati entro 30 giorni, con interessi e penali automatiche per la Pubblica Amministrazione inadempiente. Liquidità significa velocità di esecuzione.

L’appello al Governo

«Chiediamo a Governo e Parlamento di trasformare le misure sperimentate con il PNRR in una riforma stabile», afferma Antonio Lombardi, presidente nazionale di Federcepicostruzioni. «Servono governance chiara, responsabilità definite e regole semplici. Sbloccare la burocrazia significa rimettere in moto l’edilizia e, con essa, l’intera economia del Paese».

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