Con la ripresa dell’attività dopo la pausa estiva, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione torna a intensificare le notifiche ai contribuenti. Tra gli atti inviati in queste settimane figurano numerose intimazioni di pagamento, con il termine di cinque giorni per regolarizzare la posizione prima dell’eventuale avvio delle procedure esecutive.
L’atto trova fondamento nell’articolo 50 del D.P.R. 602/1973 e deve essere notificato quando è trascorso più di un anno dalla cartella di pagamento senza che il debito sia stato saldato. Si tratta, in sostanza, dell’ultimo passaggio prima dell’eventuale pignoramento.
Il termine particolarmente breve può creare forte preoccupazione, soprattutto quando il destinatario ritiene che il debito sia già coperto da una procedura di definizione agevolata.
Il nodo dei debiti rottamati
È proprio sul rapporto tra riscossione e rottamazione che stanno emergendo le maggiori criticità. Il problema riguarda, in particolare, i soci o altri soggetti coobbligati di società che hanno inserito determinati carichi nella domanda di definizione agevolata.
La richiesta di rottamazione viene normalmente presentata dalla società, in quanto debitrice principale. Se i sistemi informatici non associano correttamente la posizione del socio o del coobbligato a quella della società, possono però partire ugualmente comunicazioni e intimazioni riferite ai medesimi carichi.
Il risultato è un disallineamento tra la posizione della società e quella del soggetto collegato al debito, con il rischio di generare notifiche anche su partite interessate dalla definizione agevolata.
Cosa prevede la tutela per chi aderisce
La disciplina della definizione agevolata prevede, al ricorrere delle condizioni stabilite dalla legge, la sospensione delle nuove azioni esecutive e cautelari sui carichi interessati dalla procedura.
Per questo, un’intimazione relativa a un debito effettivamente incluso in una rottamazione ancora valida può evidenziare una criticità nel trattamento della posizione del contribuente.
Il problema, tuttavia, non dovrebbe essere ignorato: anche davanti a un possibile errore o disallineamento dei dati, il termine indicato nell’intimazione continua a rappresentare un elemento da gestire tempestivamente.
Come muoversi entro i cinque giorni
Il primo passo consiste nel verificare i ruoli indicati nell’intimazione e confrontarli con l’elenco dei carichi inseriti nella domanda di rottamazione presentata dalla società. Occorre inoltre verificare la documentazione relativa alla domanda e gli eventuali pagamenti già effettuati.
In presenza di una corrispondenza, è opportuno attivarsi rapidamente presso l’ufficio competente dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, trasmettendo una richiesta di sospensione della riscossione o di autotutela e allegando l’intimazione, la ricevuta della domanda di definizione e la documentazione dei versamenti.
L’obiettivo è consentire il riallineamento delle posizioni e impedire che un problema di collegamento informatico tra debitore principale e coobbligato produca ulteriori conseguenze sul piano della riscossione.
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