Il mercato immobiliare non residenziale apre il 2026 mantenendo una dinamica positiva, anche se con ritmi più contenuti rispetto all'anno precedente. Nel primo trimestre le compravendite sono aumentate dell’1,8% su base annua, confermando la capacità del settore di sostenere la crescita nonostante un contesto economico più complesso.
A evidenziarlo sono le Statistiche trimestrali dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (Omi), pubblicate dall’Agenzia delle Entrate, che analizzano l’andamento delle transazioni relative a uffici, negozi, capannoni e altri immobili destinati ad attività economiche.
Terziario-commerciale e agricolo trainano il mercato
A sostenere il risultato complessivo sono soprattutto il comparto terziario-commerciale, in crescita del 2,1%, e quello agricolo, che registra un incremento del 6,2%.
Di segno opposto, invece, il settore produttivo, che interrompe la fase espansiva degli ultimi trimestri e segna una contrazione del 5,7%. Un dato che riflette le difficoltà di alcune aree industriali e un quadro economico meno favorevole agli investimenti produttivi.
Uffici in lieve crescita, bene Roma e Milano
Il mercato degli uffici registra un aumento delle compravendite pari all’1,2%, risultato sostenuto soprattutto dal Nord Ovest e dalle Isole, dove la crescita supera il 12%.
Più difficile la situazione nel Nord Est e nel Sud, dove i volumi transati diminuiscono rispettivamente del 9,4% e del 13,7%. Parallelamente si osserva una lieve riduzione della superficie complessiva scambiata, segnale che le operazioni riguardano immobili mediamente più piccoli.
Tra le principali città italiane spiccano le performance positive di Roma e Milano, mentre altri grandi centri registrano andamenti meno favorevoli. Interessante anche la differenza tra comuni capoluogo e non capoluogo: nei primi si rileva una lieve flessione delle compravendite, compensata dalla maggiore vivacità dei centri minori, dove gli scambi crescono del 3,5%.
Negozi: inversione di tendenza dopo la crescita del 2025
Dopo i risultati positivi dello scorso anno, il segmento dei negozi mostra un rallentamento. Nel primo trimestre del 2026 le compravendite calano del 2,1% a livello nazionale, con una contrazione ancora più marcata nei comuni capoluogo, dove la flessione sfiora il 5%.
L'analisi territoriale evidenzia però una situazione molto differenziata. Nel Nord Ovest le compravendite aumentano del 7%, accompagnate da una crescita superiore all’11% delle superfici scambiate. Anche il Centro registra dati positivi, con un incremento del 5% delle transazioni.
Situazione opposta nel Sud e nelle Isole, dove il mercato perde rispettivamente il 14% e oltre il 20% degli scambi. Nelle grandi città, tuttavia, il segmento commerciale mostra segnali incoraggianti quasi ovunque, con l’unica eccezione di Bologna, che registra una diminuzione di circa l’8%.
Capannoni, il settore produttivo frena in tutta Italia
Più complessa la situazione del mercato dei capannoni industriali. Le compravendite diminuiscono del 5,7% a livello nazionale e il calo interessa tutte le macroaree del Paese.
Le riduzioni più significative si registrano nel Sud e nelle Isole, dove i volumi transati diminuiscono rispettivamente dell’11% e di circa il 20%. Il Nord Ovest si conferma l’area più resiliente, limitando la contrazione allo 0,8%
Particolarmente penalizzati risultano i comuni capoluogo, che vedono diminuire del 22% le compravendite di immobili produttivi. A livello provinciale emerge inoltre una forte eterogeneità, con territori che continuano a crescere e altri che registrano sensibili riduzioni, spesso legate alle specifiche condizioni del tessuto economico locale.
Un mercato solido ma sempre più differenziato
Nel complesso, il primo trimestre del 2026 restituisce l’immagine di un mercato immobiliare non residenziale in buona salute, sebbene caratterizzato da ritmi di crescita più moderati rispetto al recente passato.
Le differenze territoriali e settoriali risultano sempre più marcate: uffici e comparto terziario continuano a sostenere il mercato, mentre negozi e capannoni mostrano segnali di maggiore fragilità. Un quadro che conferma come l’evoluzione del settore dipenda sempre più dalle dinamiche economiche locali e dalla capacità dei territori di attrarre investimenti e attività produttive.
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