Il mercato italiano delle caldaie ha chiuso il 2025 con un deciso arretramento delle vendite, segnando una fase di difficoltà che coinvolge l’intero settore dei generatori di calore. I dati diffusi da Assotermica evidenziano una riduzione complessiva di oltre 140.000 unità rispetto all’anno precedente, confermando un rallentamento diffuso e non limitato a singole categorie di prodotto.
Si tratta di un segnale che va oltre la normale ciclicità del mercato e che riflette una situazione più complessa, caratterizzata da incertezza economica e cambiamenti normativi che incidono sulle scelte di famiglie e imprese.
Calo diffuso tra le principali tipologie di prodotto
La flessione più significativa riguarda le caldaie murali, che rappresentano la componente principale del mercato domestico. Nel 2025 le vendite sono scese in modo marcato, evidenziando un rallentamento nel rinnovo degli impianti residenziali.
Anche le altre tipologie mostrano un andamento negativo. Le caldaie a basamento registrano una contrazione ancora più accentuata, mentre le caldaie soffiate e gli scaldacqua a gas segnano cali più contenuti ma comunque rilevanti. Nemmeno i prodotti legati alla transizione energetica risultano immuni: sia i sistemi ibridi sia gli scaldacqua in pompa di calore mostrano un arretramento, segno di una domanda che fatica a consolidarsi.
L’unica eccezione è rappresentata dai bruciatori, che evidenziano una crescita, pur rimanendo un segmento più circoscritto rispetto al totale del mercato.
Un freno al rinnovamento degli impianti
Il rallentamento delle vendite assume un significato particolarmente critico se si considera lo stato del parco installato in Italia. Una quota molto ampia di impianti è ancora costituita da apparecchi datati, meno efficienti e con un impatto ambientale più elevato rispetto alle tecnologie disponibili oggi.
La diminuzione delle sostituzioni rischia quindi di rallentare il processo di ammodernamento, con conseguenze dirette sia sui consumi energetici delle famiglie sia sugli obiettivi di sostenibilità. In questo contesto, il settore del riscaldamento si conferma un tassello fondamentale per il miglioramento dell’efficienza del patrimonio edilizio.
Imprese sotto pressione e rischi per l’occupazione
La contrazione della domanda si riflette inevitabilmente sulle aziende della filiera, molte delle quali fortemente radicate nel tessuto produttivo nazionale. La riduzione dei volumi di vendita può incidere sulla stabilità economica delle imprese, mettendo sotto pressione margini e capacità di investimento.
In un momento in cui sarebbe necessario accelerare l’innovazione e lo sviluppo di soluzioni più sostenibili, il calo del mercato rischia di frenare proprio quei processi che dovrebbero accompagnare la transizione energetica.
La richiesta di interventi e stabilità normativa
Dal settore arriva quindi un appello alle istituzioni affinché venga garantito un quadro più stabile e prevedibile. Secondo il presidente di Assotermica, Giuseppe Lorubio, è fondamentale sostenere il rinnovo degli impianti con politiche chiare e strumenti efficaci.
In particolare, viene sottolineata l’importanza di incentivi come Ecobonus e Bonus Casa, che dovrebbero essere resi più stabili e coerenti nel tempo per favorire decisioni di investimento da parte delle famiglie.
Una fase decisiva per il futuro del settore
Il quadro che emerge dal 2025 è quello di un comparto in difficoltà, alle prese con una domanda in calo e un contesto economico incerto. Senza una strategia di medio-lungo periodo, il rischio è un progressivo indebolimento della filiera.
Eppure, proprio in questa fase, il contributo dell’industria del riscaldamento resta centrale per raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica e riduzione delle emissioni. La sfida sarà quindi quella di rilanciare il mercato, creando le condizioni per sostenere innovazione, occupazione e transizione ecologica.
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