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Ritardi di pagamento, l'Italia deferita alla Corte di giustizia europea. I dati dell'OICE

Nel 2022 per oltre il 56% delle società di ingegneria registrati ritardi nei pagamenti della P.A. variabili da 3 a oltre 9 mesi. Nessuno avviene entro 30 giorni. Oice: “Giusto migliorare l’attuazione delle norme UE, ma il problema maggiore risiede nella burocrazia di molti enti pubblici”

venerdì 17 novembre 2023 - Alessandro Giraudi

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Ieri 16 novembre 2023 la Commissione europea ha deciso di deferire l'Italia, il Belgio e la Grecia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per la non corretta applicazione delle norme della direttiva 2011/7/UE sui ritardi di pagamento.

Tale direttiva impone alle autorità pubbliche di saldare le fatture entro 30 giorni (60 giorni nel caso degli ospedali pubblici). Rispettando questi termini di pagamento, le autorità pubbliche danno l'esempio nella lotta contro la "cultura" dei ritardi di pagamento nel mondo delle imprese.

I ritardi di pagamento hanno effetti negativi sulle imprese in quanto ne riducono la liquidità, ne impediscono la crescita, ostacolano la loro resilienza e potenzialmente vanificano i loro sforzi per diventare più ecologiche e più digitali. Nell'attuale contesto economico le imprese, e in particolare le PMI, fanno affidamento su pagamenti regolari per poter funzionare e mantenere i livelli di occupazione.

La Commissione ha deferito l'Italia a causa di una normativa e una prassi nazionali che escludono il noleggio di apparecchiature per le intercettazioni telefoniche nel quadro delle indagini penali dall'ambito di applicazione della direttiva sui ritardi di pagamento. Tale esclusione fa sì che i prestatori dei servizi in questione non abbiano la garanzia di essere pagati entro i termini di legge e non possano far valere i loro diritti ai sensi della direttiva. La procedura di infrazione è stata avviata nel 2021, ma l'Italia non ha ancora proposto alcuna modifica per allineare alla direttiva la propria normativa e la propria prassi.

Il commento di OICE

“Giusto migliorare l’attuazione delle norme UE, ma il problema maggiore risiede nella burocrazia di molti enti pubblici”. Così l’OICE, l’Associazione delle società di ingegneria e architettura, commenta il deferimento. Per il Presidente dell’OICE, Giorgio Lupoi, “premesso che non siamo l’unico paese in Europa afflitto da questo problema, posso dire che nel settore dell’ingegneria e dell’architettura il rapporto con la stazione appaltante su questi aspetti rimane da anni critico: siamo assolutamente al di là dei termini previsti dalle direttive europee e dalla nostra legislazione di recepimento. Ma non è soltanto questo il punto. Dobbiamo infatti segnalare come siano soprattutto le farraginose procedure di alcuni importanti enti italiani a fare sì che, una volta conclusa la prestazione contrattuale, i tempi per ottenere il via libera per la fatturazione siano lunghissimi e questo a causa dei numerosi pareri interni ai diversi uffici competenti di queste amministrazioni. E’ una cosa incredibile se pensiamo che siamo nell’era della digitalizzazione, così come è incredibile anche che il pagamento spesso sia differito per quote non irrilevanti (a volte del 30 o 40%), a momenti successivi, ad esempio al collaudo dell’opera progettata, quindi ad anni dalla conclusione della prestazione. E anche questo, a nostro avviso, configura un comportamento vessatorio e poco rispettoso per chi, professionista, studio professionale o società di ingegneria, ha magari consegnato il progetto, poi regolarmente approvato, anni prima. Per questo chiediamo che il problema sollevato a livello europeo sia affrontato a tutto tondo anche nell’ambito della revisione del codice appalti”.

Nel 2022 per oltre il 56% delle società di ingegneria registrati ritardi nei pagamenti della P.A.

Stando ai dati della Rilevazione OICE/Cer 2023, sull’andamento delle società di ingegneria associate risulta che il 46,9% delle imprese denuncia un ritardo dei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione compreso tra i 3 e i 9 mesi e il 9,1% oltre 9 mesi. Nel 44% dei casi il ritardo è limitato a massimo 3 mesi, ma raramente viene rispettato il termine di legge. I ritardi di pagamento registrati dalle imprese di maggiore dimensione sono mediamente più lunghi: per tempi superiori a 9 mesi, quindi i casi più gravi, la percentuale è del 26,3% per le grandi imprese, del 10,2% per le medie e del 4,0% per le piccole strutture.

Revisione della direttiva a tutela delle PMI

Ricordiamo che la Commissione Ue ha presentato una revisione della direttiva sui ritardi di pagamento, nell'ambito di una serie di iniziative volte a rispondere alle esigenze delle PMI, come annunciato dalla presidente della Commissione nel discorso sullo stato dell'Unione 2022. La revisione mira ad affrontare le carenze e lacune a livello normativo, a promuovere pagamenti più tempestivi e a migliorare l'equilibrio tra piccoli e grandi operatori. A seguito della revisione, nel settembre di quest'anno la Commissione ha adottato una proposta di regolamento relativo alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.

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