L'economia italiana continua a mostrare segnali di tenuta, nonostante un contesto internazionale caratterizzato da nuove tensioni geopolitiche e da un clima di crescente incertezza. È quanto emerge dall'ultima Congiuntura Confcommercio, secondo cui i principali indicatori relativi al primo semestre del 2026 confermano un andamento positivo dell'attività economica, pur in presenza di fattori di rischio che potrebbero incidere sulle prospettive dei prossimi mesi.
A preoccupare sono soprattutto gli sviluppi dello scenario internazionale, che potrebbero ripercuotersi sui prezzi dell'energia, sull'inflazione e, di conseguenza, sugli investimenti e sulla crescita.
Crescita confermata nel secondo trimestre
Secondo le stime di Confcommercio, il PIL italiano è aumentato dello 0,4% nel secondo trimestre del 2026 rispetto ai tre mesi precedenti, mentre il confronto con lo stesso periodo del 2025 evidenzia una crescita dell'1,2%.
Un risultato che conferma la capacità dell'economia nazionale di mantenere un ritmo di espansione positivo anche in un quadro internazionale complesso.
Le tensioni internazionali tornano a incidere
Dopo alcuni mesi caratterizzati da una relativa stabilizzazione dei mercati delle materie prime energetiche, che aveva contribuito a migliorare le aspettative su inflazione e crescita, il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente riporta al centro dell'attenzione i rischi legati allo scenario geopolitico.
L'incertezza riguarda in particolare l'evoluzione dei costi energetici e le possibili ripercussioni sulle attività produttive, sui consumi e sulla fiducia di famiglie e imprese nella seconda parte dell'anno.
Obiettivo crescita vicino all'1%
Nonostante il quadro internazionale, le prospettive per il 2026 restano favorevoli.
Secondo il direttore dell'Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, la crescita già acquisita nella prima parte dell'anno consente di guardare con moderato ottimismo ai risultati complessivi del 2026.
Le stime indicano infatti come ormai consolidato l'obiettivo di un incremento del PIL vicino all'1% sull'intero anno, salvo eventuali revisioni derivanti dai dati ufficiali attesi nelle prossime settimane.
Le ricadute per il settore delle costruzioni
Per il comparto delle costruzioni, la tenuta dell'economia rappresenta un elemento di stabilità in una fase caratterizzata dal progressivo ridimensionamento degli incentivi edilizi e da un mercato sempre più selettivo.
L'evoluzione del contesto internazionale continuerà tuttavia a essere un fattore determinante. L'andamento dei prezzi dell'energia e delle materie prime, insieme al costo del credito e agli investimenti pubblici e privati, potrebbe influenzare la domanda di nuove costruzioni, gli interventi di riqualificazione e la capacità delle imprese di programmare gli investimenti.
Secondo Confcommercio, eventuali effetti di rallentamento sembrano destinati a manifestarsi soprattutto nel 2027, mentre per il 2026 le basi della crescita appaiono ormai sufficientemente solide.