Ogni anno circa 200 milioni di tonnellate di merci attraversano le Alpi, su strada e ferrovia, lungo i principali collegamenti tra l'Italia e i mercati europei. Un sistema infrastrutturale strategico per il commercio internazionale, il cui funzionamento condiziona direttamente la competitività delle imprese e l'efficienza delle catene di approvvigionamento. Le interruzioni dei collegamenti, le limitazioni al traffico e i lavori di manutenzione possono infatti generare danni economici fino a 1,5 miliardi di euro l'anno, con conseguenze che si estendono ben oltre il ripristino della normale circolazione.
È quanto emerge dallo studio Analisi di resilienza del sistema dei valichi alpini, commissionato da Unioncamere a Uniontrasporti e presentato il 4 novembre alla Camera dei Deputati. L'indagine esamina le vulnerabilità delle principali direttrici transalpine, valutando gli effetti di differenti scenari di crisi sulla mobilità delle merci e dei passeggeri e individuando le misure necessarie per rafforzare la continuità dei collegamenti.
I valichi alpini, infrastrutture strategiche per il commercio europeo
Il sistema dei valichi rappresenta uno snodo fondamentale per l'integrazione economica europea. Il valore delle merci che attraversano le Alpi equivale infatti al 90% di quello complessivo dell'interscambio commerciale italiano con i Paesi dell'Unione europea, che nel 2025 ha raggiunto 665 miliardi di euro, salendo a 750 miliardi considerando anche Regno Unito e Svizzera.
Come sottolineato dal presidente di Unioncamere, Andrea Prete, l'efficienza delle infrastrutture transalpine costituisce una condizione essenziale per la competitività del sistema produttivo nazionale. Ogni interruzione o rallentamento si traduce infatti in maggiori costi logistici, ritardi nelle consegne e minore affidabilità delle catene di fornitura.
Il problema è aggravato dalla limitata ridondanza di molti collegamenti: la presenza di poche alternative realmente efficaci rende il sistema particolarmente esposto alle interruzioni, soprattutto quando più direttrici risultano contemporaneamente interessate da criticità.
Trasporto ferroviario, una quota in calo rispetto alla strada
L'analisi evidenzia anche una progressiva trasformazione della distribuzione dei flussi di traffico attraverso le Alpi. Negli ultimi quarant'anni la quota del trasporto ferroviario è scesa dal 48% al 32%, mentre il trasporto su strada ha registrato una crescita media annua dei volumi del 6,2%, contro l'1,9% della ferrovia.
Parallelamente, il traffico commerciale si è progressivamente spostato verso Est. Le relazioni tra Italia e Austria rappresentano oggi oltre il 50% dei flussi transalpini, mentre quelle con la Francia sono scese al 26%, rispetto al 48% registrato nel periodo 1985-1991.
Questi cambiamenti evidenziano la necessità di riequilibrare il sistema dei trasporti, rafforzando la capacità ferroviaria e l'integrazione tra le diverse modalità di movimentazione delle merci. Una condizione particolarmente importante per ridurre la dipendenza dalla rete stradale e migliorare la resilienza complessiva dei corridoi logistici.
Interruzioni e limitazioni: danni fino a 1,5 miliardi di euro l'anno
Le conseguenze economiche delle criticità infrastrutturali possono essere particolarmente rilevanti. Secondo Uniontrasporti, gli scenari di crisi considerati possono generare danni fino a 1,5 miliardi di euro annui, includendo i costi esterni, sociali e ambientali.
Alle spese immediate legate alla deviazione dei percorsi, ai maggiori tempi di percorrenza e alla riorganizzazione delle attività logistiche si aggiungono effetti di lungo periodo. La minore affidabilità delle consegne può infatti compromettere i rapporti commerciali, determinare la perdita di clienti e ridurre la capacità delle imprese italiane di mantenere la propria presenza sui mercati internazionali.
A subire le conseguenze più pesanti sono soprattutto le piccole e medie imprese, che dispongono generalmente di un minore potere negoziale nei confronti degli operatori logistici e di minori possibilità di diversificare fornitori, magazzini e itinerari di trasporto.
Tra le criticità attuali figurano le limitazioni al traffico merci imposte dall'Austria, che comportano già costi aggiuntivi stimati in circa 370 milioni di euro l'anno. A questi si sommano ulteriori 174 milioni di euro legati agli effetti dei lavori di manutenzione sul ponte Lueg, lungo l'autostrada del Brennero.
Quattro scenari di crisi per verificare la resilienza al 2040
Per misurare la capacità del sistema di affrontare situazioni di emergenza, lo studio ha sottoposto la rete transalpina a uno stress test, simulando quattro diversi scenari di crisi, con un orizzonte temporale esteso al 2040.
Le valutazioni considerano sia la configurazione infrastrutturale attuale sia quella futura, tenendo conto della realizzazione di opere strategiche come la galleria di base del Brennero e la nuova linea ferroviaria Torino-Lione. L'obiettivo è comprendere in che misura questi interventi possano modificare la capacità di risposta del sistema di fronte a interruzioni e limitazioni della circolazione.
L'analisi considera inoltre gli effetti dei lavori di manutenzione programmata sugli undici principali valichi esaminati, tra cui il traforo del Monte Bianco e il collegamento del Brennero. Si tratta di situazioni tutt'altro che teoriche, come dimostrano gli eventi degli ultimi anni.
Nell'agosto 2023, una frana nella valle francese della Maurienne ha compromesso i collegamenti del Frejus, determinando un'interruzione della circolazione ferroviaria durata circa 19 mesi. Un altro episodio significativo è stato il deragliamento di un treno merci nel traforo ferroviario del San Gottardo, che ha ridotto per oltre un anno la capacità di uno dei principali corridoi europei.
Brennero e Torino-Lione, il ruolo delle nuove infrastrutture
La realizzazione delle grandi opere ferroviarie transalpine rappresenta uno degli elementi centrali per rafforzare la capacità e l'affidabilità dei collegamenti tra l'Italia e il resto d'Europa.
In questo quadro assumono particolare rilevanza la galleria di base del Brennero e la nuova linea Torino-Lione, considerate dallo studio tra le infrastrutture in grado di contribuire a migliorare la resilienza del sistema.
Il loro ruolo non riguarda soltanto l'incremento della capacità di trasporto ferroviario, ma anche la possibilità di disporre di collegamenti alternativi e più efficienti in caso di interruzione delle direttrici esistenti. Il potenziamento della rete deve quindi procedere insieme a una maggiore integrazione tra infrastrutture, servizi logistici e sistemi di gestione del traffico.
Resta inoltre centrale la necessità di accompagnare la transizione intermodale con misure che consentano alle imprese di utilizzare il trasporto ferroviario senza subire penalizzazioni nei periodi in cui la capacità disponibile o le prestazioni dei servizi non risultano ancora adeguate.
Itinerari alternativi e coordinamento digitale per gestire le emergenze
Oltre alla realizzazione delle nuove infrastrutture, lo studio individua una serie di interventi operativi per migliorare la gestione delle situazioni di crisi. Tra le priorità figura la definizione preventiva di itinerari alternativi, da individuare e prequalificare affinché possano essere attivati rapidamente in caso di interruzione dei collegamenti principali.
Per rendere effettivamente utilizzabili questi percorsi è necessario prevedere anche semplificazioni doganali, soprattutto nei collegamenti tra Italia e Svizzera, e procedure condivise tra i Paesi interessati.
Uniontrasporti propone inoltre l'adozione di un protocollo di coordinamento transfrontaliero, supportato da un cruscotto informativo digitale unico per la gestione dei flussi di traffico e delle emergenze. Uno strumento che permetterebbe di migliorare la circolazione delle informazioni, coordinare gli interventi e indirizzare le merci verso le direttrici con maggiore capacità disponibile.
L'obiettivo, come evidenziato dal presidente di Uniontrasporti, Ivo Blandina, è superare una gestione delle emergenze basata su interventi occasionali, mettendo a disposizione di istituzioni e imprese strumenti condivisi per anticipare le criticità e contenerne le conseguenze economiche.
Una governance europea per la sicurezza dei corridoi logistici
La resilienza dei valichi alpini richiede infine un approccio coordinato a livello europeo. La proposta principale dello studio è riconoscere questi collegamenti come infrastrutture economiche strategiche per l'Unione, superando una gestione prevalentemente nazionale di reti che svolgono una funzione essenziale per il mercato unico.
Tra le misure indicate figurano lo sviluppo di un sistema europeo di gestione coordinata e digitale dei flussi merci, a partire dai corridoi maggiormente congestionati, e l'introduzione di una valutazione preventiva obbligatoria degli impatti economici in occasione delle grandi limitazioni programmate della capacità di attraversamento.
Viene inoltre proposta l'istituzione di un monitoraggio economico permanente, capace di tradurre interruzioni, congestioni e disservizi infrastrutturali in costi misurabili per le imprese e per il sistema produttivo.
Il rafforzamento delle infrastrutture transalpine non può quindi essere considerato soltanto una questione di trasporti, ma rappresenta una priorità economica e industriale. Dalla capacità di garantire collegamenti efficienti, continui e alternativi dipendono infatti la competitività delle imprese italiane, la sicurezza degli approvvigionamenti e il funzionamento delle catene logistiche europee.