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Appalti pubblici, la riforma europea arriva in Parlamento

La proposta di Regolamento UE su lavori, servizi, forniture e concessioni è stata trasmessa a Camera e Senato. Entro gennaio 2027 il Parlamento italiano potrà esprimersi sulla sussidiarietà, mentre si apre il confronto sugli effetti per il Codice dei contratti pubblici

giovedì 29 ottobre 2026 - Redazione Build News

shutterstock_2604554439 Fonte: Shutterstock

La revisione delle regole europee sugli appalti pubblici entra nel confronto istituzionale italiano. La proposta della Commissione europea, presentata nel settembre 2026, punta a ridisegnare il quadro normativo che disciplina gli affidamenti pubblici e le concessioni nei Paesi dell’Unione.

L’iniziativa interessa direttamente amministrazioni aggiudicatrici, imprese, professionisti e operatori economici coinvolti nelle gare. L’obiettivo è costruire un sistema maggiormente omogeneo a livello europeo, riducendo le differenze normative che possono incidere sulla partecipazione alle procedure e sulla concorrenza nel mercato interno.

Camera e Senato avviano l’esame della proposta

Il testo europeo è stato trasmesso al Parlamento italiano e assegnato alle commissioni competenti per l’esame di merito e per la verifica del rispetto del principio di sussidiarietà.

La fase parlamentare consentirà di valutare la portata dell’intervento europeo e le possibili ricadute sull’ordinamento nazionale. La proposta dovrà inoltre proseguire il proprio percorso nelle istituzioni dell’Unione prima di poter diventare una disciplina definitiva.

Il termine previsto per la verifica parlamentare della sussidiarietà scade l’11 gennaio 2027. Entro tale data potranno emergere osservazioni sulle ragioni e sulle modalità dell’intervento legislativo europeo.

Il passaggio dalle direttive a un regolamento unico

Uno degli elementi più rilevanti della riforma riguarda lo strumento normativo scelto dalla Commissione europea. La proposta prevede di sostituire le direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE, rispettivamente dedicate alle concessioni, agli appalti pubblici ordinari e agli affidamenti nei settori speciali, con un unico regolamento.

La differenza non è soltanto formale. Le direttive richiedono agli Stati membri di recepire le disposizioni europee nell’ordinamento nazionale, mentre i regolamenti sono direttamente applicabili, secondo le condizioni previste dal diritto dell’Unione.

La scelta potrebbe quindi incidere sul rapporto tra disciplina europea e legislazione italiana, riducendo gli spazi di differenziazione nazionale nelle materie regolate dal nuovo testo. Proprio per questo, la definizione del perimetro della riforma e delle sue modalità applicative rappresenta uno dei principali temi del confronto.

Semplificazione delle gare e mercato unico

L’armonizzazione delle norme è uno degli obiettivi perseguiti dalla Commissione europea. Un quadro più uniforme potrebbe agevolare la comprensione delle procedure da parte degli operatori economici e favorire una maggiore apertura del mercato degli appalti alla concorrenza transfrontaliera.

Per le stazioni appaltanti e per le imprese, tuttavia, il risultato dipenderà dalle disposizioni che saranno approvate e dalle modalità con cui verranno applicate. La semplificazione delle procedure dovrà confrontarsi con le esigenze di trasparenza, tutela della concorrenza e corretta gestione delle risorse pubbliche.

Per il settore delle costruzioni, particolare attenzione sarà riservata alle conseguenze sulle procedure di affidamento dei lavori, sulla partecipazione delle imprese e sugli adempimenti richiesti agli operatori.

Le possibili conseguenze per il Codice dei contratti pubblici

L’evoluzione della proposta europea pone anche la questione del coordinamento con il Codice dei contratti pubblici italiano, contenuto nel Decreto legislativo 36/2023.

L’eventuale approvazione del regolamento richiederà di individuare le disposizioni nazionali compatibili con il nuovo quadro europeo e quelle che potrebbero necessitare di modifiche o di un diverso coordinamento normativo. Gli effetti concreti dipenderanno dal testo definitivo, dal suo ambito di applicazione e dalle eventuali disposizioni transitorie.

Per amministrazioni e imprese sarà quindi importante seguire l’avanzamento dell’iter legislativo, distinguendo le misure già vigenti dalle novità ancora in fase di proposta.

Sussidiarietà, il ruolo dei Parlamenti nazionali

La verifica affidata ai Parlamenti nazionali riguarda il rispetto del principio di sussidiarietà, in base al quale, nei settori che non rientrano nella competenza esclusiva dell’Unione, l’intervento europeo deve risultare giustificato rispetto agli obiettivi da raggiungere.

Se un Parlamento ritiene che una proposta non rispetti tale principio, può trasmettere un parere motivato. Il raggiungimento della soglia prevista dai trattati può attivare il meccanismo del cosiddetto cartellino giallo, che obbliga la Commissione a riesaminare la proposta.

Il controllo parlamentare non equivale, dunque, a un'approvazione definitiva o a un veto automatico sulla riforma. Rappresenta invece una fase di verifica istituzionale che potrà contribuire al dibattito sul livello più appropriato per disciplinare il mercato europeo degli appalti.

I prossimi passaggi della riforma

L’esame italiano costituisce una tappa di un percorso legislativo ancora aperto. Il testo dovrà essere valutato nel quadro dell’iter europeo e potrà essere modificato prima dell’eventuale adozione definitiva.

Per il comparto delle costruzioni, i temi da monitorare riguardano soprattutto il rapporto tra norme europee e disciplina nazionale, l’organizzazione delle procedure di gara e gli effetti sugli operatori economici.

Solo con la definizione del testo finale e delle relative tempistiche di applicazione sarà possibile stimare con maggiore precisione gli adeguamenti richiesti alle stazioni appaltanti e alle imprese.

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